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Piemonte, carne scaduta al supermercato rimessa in commercio: allarme nel Monferrato per la salute dei consumatori

Un servizio mandato in onda dalla trasmissione tv Le Iene ha destato notevole allarme in Piemonte tra i cittadini di diversi centri del Monferrato. Al centro delle indagini degli inviati della trasmissione Mediaset la preoccupante prassi seguita dai dipendenti di un supermercato con sede proprio nel Monferrato. Il reparto macelleria del punto vendita in questione adotterebbe la pratica, pare nemmeno di rado, di etichettare più e più volte le confezioni di carne scaduta per darle nuova vita e riposizionarla sul banco frigo pronta per essere destinarla alla vendita al consumatore finale. Come si apprende dalle registrazioni provenienti dalla telecamera nascosta addosso ad un dipendente del medesimo reparto, le direttive del responsabile sono semplici e non lasciano spazio a interpretazioni: “la carne che ancora non è nera, non si butta!”

Il colore degli alimenti in generale, e della carne in particolare, è il modo più rapido, per noi consumatori sprovvisti di strumenti per l’analisi microbiologica, di testare la qualità del prodotto che stiamo acquistando, in particolare: la freschezza. Quindi, la carne di colore nero, o tendente al nero, perché dovrebbe allarmarci? Sul punto è stato sentito il Professor Massimo Artorige Giubilesi, presidente dei tecnologi alimentari della Regione Lombardia, il quale conferma che «Il colore grigio – nero denota una alterazione dovuta a microrganismi che procurano malattie. Quindi parliamo di Gastroenterite, di Salmonella di Listeria, di Escherichia Coli, che in Europa procurano 50 allerte alimentari al mese. In casi particolari – prosegue il professore – si crea un problema che potrebbe compromettere la vita delle persone, e mi riferisco a bambini e anziani: l’isteria provoca meningite e, oltretutto, anche aborto nelle gestanti».

Carne scaduta supermercato

A cosa serve la data di scadenza sulla confezione dei prodotti?

Ogni alimento consumato dall’uomo è interessato, per propria natura, da batteri. La tendenza di ogni batterio è proprio quella di moltiplicarsi giorno dopo giorno, ma non sempre la carica batterica presente nei prodotti destinati all’alimentazione umana è nociva. Indicativamente, infatti, lo spartiacque tra consumo in sicurezza e consumo potenzialmente dannoso è proprio indicato dalla data di scadenza apposta sull’etichetta. Più ci si allontana dalla data di scadenza e più le colonie batteriche aumentano comportando un possibile rischio per chi vi entra in contatto, attraverso l’alimentazione.

Carne avariata

Quella del supermercato piemontese è una pratica totalmente fraudolenta, di natura sanitaria e commerciale, penalmente perseguibile ai sensi del nostro codice penale con ammende severe e, nei casi più gravi, con la reclusione. Un problema grave, sia a livello sociale che sanitario: i consumatori finali sono naturalmente portati a fidarsi di ciò che viene riportato sull’etichetta dei prodotti e pensare che proprio quelli che dovrebbero essere i primi garanti della salute pubblica, gli addetti alla GDO, possano comprometterla per il solo fine di risparmiare alcuni euro è da ritenersi socialmente inaccettabile. In questo interviene la Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) che talvolta ha provveduto a sanzionare i trasgressori di legge con multe anche da 30.000 euro ma, per quanto i provvedimenti dell’Associazione possano dimostrarsi inflittivi, il vero problema rimane la mancanza dei controlli, da chi di competenza. «Per il consumatore finale è assai difficile verificare la reale scadenza della carnedichiara Carlo Renzi, Presidente dell’Associazione – e contro tale tipo di frodi è necessario incrementare le ispezioni da parte dei Nas per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini e punire chi mette a repentaglio la loro salute».

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