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Pier Paolo Pasolini, intervista a Lucy De Crescenzo: “Lui aveva previsto tutto”

Per l’anniversario dei 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, regista, poeta, artista tout court, abbiamo intervistato Lucy De Crescenzo, produttrice e distributrice con Europictures del film Pasolini di Abel Ferrara, nata il 2 novembre 1975, giorno in cui PPP si è spento. “Quest’uomo è morto come un uomo qualunque, mentre stava finendo di doppiare il suo film “Salò”, stava ultimando la stesura di “Petrolio”, era un artista che aveva ancora tanto da dare“, e così l’ha raccontato Ferrara, “Concentrandosi sulla perdita e proclamando questo punto di vista: sono venuti dall’America a fare un film su Pasolini…“, ci spiega la De Crescenzo.

Che cosa l’ha spinta ad appoggiare questo film?

Il grande amore che ho nei confronti di PPP, l’ho studiato ampiamente all’Università, ho guardato tutti i suoi film e quando ho conosciuto Abel Ferrara, che aveva questo bellissimo progetto, ed essendo anche lui un regista molto controverso, che per certi aspetti diversi mi ricordava Pasolini, mi sembrava un bellissimo omaggio. Quando c’è stato comunicato che Pasolini l’avrebbe interpretato Willem Dafoe, grandissimo attore, che ha fatto un’operazione di mimetismo incredibile, non abbiamo avuto nessun dubbio ad appoggiare il film (co-produzione con la Francia).

Ora preparativi e celebrazioni ovunque, noi non ti abbiamo mai dimenticato“, ha scritto di recente (ndr). Che cosa c’è dietro queste parole?

Per i 40 anni dalla sua morte ora c’è tutto questo grande interesse, da Sky alla Rai passando per Mondadori e la città di Roma, è giusto che ci siano questi ricordi, ma noi non l’abbiamo mai dimenticato. Quello che lui scriveva 40 anni fa è totalmente attuale.

Secondo lei, come starebbe oggi Pasolini nella società contemporanea?

(Sorride) La realtà ha superato la fantasia. Non si può nemmeno immaginare dove siamo arrivati. Lui era troppo avanti, aveva previsto tutto. Quando ho pianificato la campagna pubblicitaria a Roma del film, non mi davano mai l’ok per un manifesto che dovevo appendere in via della Conciliazione. Ho chiesto quale fosse il problema, e mi hanno risposto: “È la scritta Pasolini”.

Per che cosa era speciale PPP e perché è stato un maestro per lei?

La sua profonda solitudine, il fatto che lavorasse tutto il giorno, si dedicasse completamente ai suoi progetti, abbracciava tutte le arti, si perdeva in questa notte romana, bisognoso di affetto. È stato un maestro perché i suoi scritti e i suoi film sono totalmente attuali e hanno dato un nuovo modo di fare cinema, aveva sempre la censura contro, ha anticipato i tempi. Per un periodo ha condiviso la casa con Moravia e Alberto era preoccupato che gli potesse succedere qualcosa. È stato un artista tout court, è ancora presente.

Grazie

Intervista a cura di Isotta Esposito

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