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Pino Daniele come Lucio Dalla e Mango: la maledizione e l’ingiustizia dei 60 anni

La morte improvvisa e indecifrabile del cantautore partenopeo Pino Daniele alla soglia dei sessant’anni per un infarto improvviso, avvenuto nella sua casa in Toscana, ha lasciato completamente spiazzati i fan ma anche i colleghi. Il musicista aveva da poco concluso un tour di grande successo che noi stessi di UrbanPost avevamo immortalato.

Oggi è soltanto tempo del rimpianto, anzi del pianto, per un artista capace e dalla carriera solida ma – soprattutto – per un uomo davvero troppo giovane per morire. La morte della cantante londinese Amy Winehouse all’età di 28 anni aveva riportato in auge la maledizione del club dei 27: musicisti giovanissimi morti bruciati dal vizio e dall’inquietudine a quell’età tanto verde come Jimi Hendrix, Brian Smith, Janis Joplin e Jim Morrison.

Lucio Dalla, Mango e Pino Daniele, invece, avevano fatto prevalere il senno sulla tentazione verso l’eccesso; non si resta sulla cresta dell’onda per 30 anni se si ha la tendenza a lasciare che istinto e demoni ci guidino. Erano dei professionisti costanti, maturi, consapevoli che soltanto dedizione, professionismo,metodo e disciplina lastricassero la strada per un successo solido. Proprio per questo motivo, più di altri, questo “club dei 60” è tanto ingiusto quanto spietato. Quell’infarto che se li è presi davvero alle spalle di notte, mentre facevano il loro lavoro o erano tornati nelle loro case dopo averlo fatto, ci priva di troppo.

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