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Piombino: guardia giurata arrestata per omicidio, la confessione

Piombino: una guardia giurata di 33 anni è stata arrestata nella notte di venerdì 24 novembre dai carabinieri di Livorno. L’accusa è gravissima: avrebbe ucciso a colpi arma da fuoco un giovane tunisino e pii dato alle fiamme il suo cadavere perché gli avrebbe rubato un cellulare del valore di 600 euro.

La vittima è Fadhel Hamdi, tunisino di 32 anni. Il delitto secondo la ricostruzione dei carabinieri sarebbe avvenuto all’alba del 21 novembre all’interno del suo appartamento di Piombino. Messo alle strette dagli inquirenti, la guardia giurata ha confessato il delitto. Si è appreso che il delitto sarebbe scaturito a causa di un debito non pagato per un telefono cellulare. L’autore dell’omicidio è Marco Longo, è stato bloccato in un centro estetico e ora si trova in stato di fermo.

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La vittima era appena uscita dal carcere, dove era finita per reati legati allo spaccio di droga. Proprio ricostruendo i suoi spostamenti i carabinieri sono risaliti all’autore dell’omicidio. Portato in caserma, il 33enne, ex tossicodipendente, ha confermato le accuse e ha confessato l’omicidio davanti al pubblico ministero Fiorenza Marrara. A tal riguardo scrive l’Adnkronos: “Dai controlli è emerso che i due avevano frequenti contatti. In due occasioni, assassino e vittima sono stati fermati insieme durante un controllo stradale dei carabinieri. E durante le verifiche negli ambienti frequentati dalla guardia giurata, è emerso ieri che l’uomo aveva confessato, di fatto, ad alcuni amici, vicini di casa, di essere stato l’autore dell’omicidio del tunisino”.

Il reo confesso ha rivelato di avere sparato tre colpi di arma da fuoco contro Hamdi, di aver poi legato il suo corpo al letto e quindi di avergli dato fuoco per eliminare ogni traccia. Per depistare le indagini gli aveva messo due monete sugli occhi. Il presunto movente del delitto sarebbe una sorta di debito non onorato: la guardia giurata avrebbe comprato un telefono cellulare di elevato valore per il tunisino, che però non gli avrebbe restituito i soldi. Una versione dei fatti che tuttavia sembra non avere del tutto convinto i carabinieri che non avrebbe del tutto convinto gli investigatori. Quando gli è stato poi chiesto il perché ha messo le monete sugli occhi della vittima, la guardia giurata non è stata in grado di fornire una spiegazione credibile. Marco Longo è stato tradotto nel carcere a Livorno.

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