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Piuma recensione del film che ha spaccato la critica a Venezia 73: in sala si grida “Vergogna”

Roan Johnson è il regista italo-britannico di “Piuma” probabilmente – fra gli italiani – il film più atteso qui, alla Mostra del cinema di Venezia 2016. Oggi la proiezione ufficiale in Sala Grande ha scatenato non poche reazioni discordanti: si tratta dell’opera che, al momento, ha diviso maggiormente la critica. Noi eravamo presenti, ecco la recensione.

La storia, espressamente e volutamente “leggera” – come da titolo – è molto semplice: due 18enni, interpretati da Blu Yoshimi e Luigi Fedele, alla vigilia degli esami di maturità decidono contro il parere di tutti di portare avanti la gravidanza imprevista che si para sulla loro strada. Ed è proprio questo “tutti”, ovvero il microcosmo amicale e familiare dei ragazzi, a ritagliarsi un ruolo capitale nel lungometraggio. Il “clan” familiare con nonno a seguito ricorda non poco “Little Miss Sunshine” mentre la storia, con la scelta di chiamare il film con il nome destinato alla nascitura, ricalca “Juno”. Ciò che invece, fortunatamente, non viene riproposto è il modello alla “Notte prima degli esami”. Ci sono svariati tratti apprezzabili quali la convincente prova attoriale di Michela Cescon e Sergio Pierattini che, per quanto bravo, non può fare miracoli contro la scelta di ingabbiare i personaggi in maschere stereotipate. Il giovane combinaguai che però lo perdoniamo tutti, l’amico ansioso che fa una vacanza all’estero e torna più viveur di Oscar Wilde, la fisioterapista avvezza alla medicina non tradizionale che si fa le canne, il padre spiantato la cui figlia adolescente fa da genitrice…

Il motivo per cui Piuma è stato fischiato da molti non risiede nella qualità del film: va puntualizzato, anzi, che nel suo genere si tratta di un film più piacevole e meno grezzo e banale di tanti altri. Il punto della polemica è un altro: questo lungometraggio ha tutti gli ingredienti per “spaccare” al botteghino e gli auguriamo di farcela perché il suo lavoro di intrattenimento che strappa un sorriso, per chi apprezza un determinato genere di commedia, lo fa bene. La domanda è un’altra e probabilmente è quello il motivo per il quale in sala, oltre ai fischi, qualcuno ha gridato “vergogna”: era necessario mettere in concorso a una Mostra del cinema questo film – che non ha oggettivamente i crismi per concorrere non perché sia più o meno bello di altri in gara, bensì gioca in un’altra categoria – togliendo visibilità a film che, già sappiano, non avranno grande distribuzione e successo di pubblico? Piuma ha le carte per volare nella sua categoria: ha avuto senso farlo massacrare mettendolo in una competizione che non gli appartiene e togliendo un’occasione a un film che, invece, non può contare sulla simpatia del pubblico ma avrebbe avuto senso all’interno della corsa al Leone d’Oro?

Se poi penso che l’anno scorso Caligari con il suo postumo “Non essere cattivo” non ha potuto accedere allo stesso onore qualcosa, sul serio, mi sfugge.

 

 

 

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