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Pokémon Go, quante teorie del complotto: ecco tutte le ipotesi dei cospirazionisti

Pokémon Go, app del momento per dispositivi con sistema operativo Android e iOS, sta facendo parlare molto di sé. Oltre ai trucchi usciti nell’ultima settimana su come falsificare il GPS, far schiudere le uova in fretta e trovare esemplari rari, o scaricare Poke Radar sono già nate in rete le prime teorie del complotto. La domanda che i cospirazionisti si pongono da quando il gioco è disponibile riguarda proprio l’utilizzo che Niantic – la società che produce Pokémon Go – fa del traffico dati. Ecco alcune fra le teorie più in voga pescate nel web.

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La prima teoria riguarda la presunta guerra che Niantic, assieme a Google, sta portando avanti contro Facebook per l’acquisizione di dati personali degli utenti e la sua indicizzazione sui principali social network. Secondo il sito Wolf.(Beta), Niantic è nata all’interno di Google. Nel 2015 la società di Pokémon Go si è distaccata a seguito della nascita di Alphabet, una compagnia madre di Google che, ora, rimane come investitore. Questo legame fra le due società ha dato luogo all’idea che Pokémon Go sia solo uno strumento per combattere il dominio di Facebook nel mondo dei social. Un’altra teoria del complotto, invece, verte su un argomento più classico, già abusato in passato per altre dinamiche più vicine a film di fantascienza che alla realtà – vedasi le scie chimiche: in questo caso ci sarebbe la CIA di mezzo.

Il sito Infowar sostiene che la CIA utilizzi l’app di Pokémon Go per avere accesso diretto alle telecamere degli smartphone e alle migliaia di immagini riprese e memorizzate in tutto il mondo. Grazie alla realtà aumentata, infatti, fotografiamo luoghi che non possono essere raggiunti dai ‘satelliti spia’ americani: come le nostre case, bagni, classi scolastiche e simili. A questa presunta notizia si riallaccia anche un’altra teoria del complotto, questa volta sostenuta dal sito Forexinfo.it, secondo la quale tutti i nostri dati, e quindi la nostra privacy, siano a rischio poiché l’app è in grado di spiare il nostro account Google. Il risultato è una raccolta morbosa di dati sensibili come nome e cognome, indirizzo di residenza, età, gusti personali. Anche la geolocalizzazione farebbe la sua parte rivelando sempre la posizione in cui ci troviamo: questo significa essere sempre rintracciabili e a rischio sicurezza.

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