in

Polonia verso divieto d’aborto anche in casi di stupro, incesto e pericolo di vita: protesta in nero

L’hanno chiamata «Czarny Protest» ovvero «Protesta in nero», in Polonia ieri c’è stata una vera e propria mobilitazione generale femminile – e non solo – conto il nuovo disegno di legge anti aborto che non consente alcuna deroga speciale. Al momento in Polonia, paese fortemente cattolico, l’aborto è permesso in 3 casi soltanto: pericolo di vita della madre, gravissima malformazione del feto e stupro. Motivo per il quale molte polacche si vedono costrette annualmente a ricorrere all’aborto clandestino fuori dai confini nazionali.

Il 23 settembre la camera bassa del parlamento della Polonia ha votato a favore di un disegno di legge per vietare l’aborto in ogni caso. Questo significa depauperare in modo completo le donne dai propri diritti e ingerire violentemente anche nel campo della scienza medica in quanto non ci saranno sconti nemmeno in caso di gravidanze a serio rischio di vita per la madre. Su 460 deputati, 267 si sono dichiarati favorevoli a procedere verso la totale chiusura all’aborto. Incesti, stupri, malformazioni del feto gravi, rischi di vita per la madre non saranno motivi valutati “sufficienti” per poter ricorrere all’interruzione di gravidanza. Vanity Fair ha raccolto alcune testimonianze dirette, postate sulla pagina nata per protestare contro questa legge, dalle donne polacche disperate che raccontano le proprie esperienze sul tema.

«Ho 16 anni, e probabilmente la maggior parte di voi si sta chiedendo come una persona che sa molto poco della vita si arroghi il diritto di parlare di un tema così grave. Un anno e otto mesi fa sono stata violentata. Non potete nemmeno immaginare. All’inizio non riuscivo a guardare il mio corpo, provavo rabbia e vergogna. Mi sentivo sola, inerme, impotente.Volevo morire. Ma io sono una persona dal carattere forte e ho immaginato la faccia triste di mio padre, per cui farei qualsiasi cosa. Quella visione era insopportabile, e mi ha fatto ritrovare un po’ di forza. Ma il peggior giorno della mia vita non è stato il giorno in cui sono stata violentata, ma quello in cui lo hanno scoperto i miei genitori. Mi vergognavo tanto, volevo sparire, nascondermi da qualche parte e non tornare indietro fino a quando tutti si fossero dimenticati di quello che è successo. Ora provate a immaginare una quattordicenne, che è stata stuprata ed è rimasta incinta. Una ragazza non troppo forte potrebbe crollare. È questo che volete? Suicidi di giovani ragazze innocenti, famiglie infelici?».

«Sono stata violentata. Per fortuna non sono rimasta incinta. Ma non so come avrei fatto se avessi scoperto che avevo in grembo il figlio di un uomo che mi ha distrutto. Io vengo da una famiglia cattolica. Non so neanche se sarei riuscita ad amare questo bambino. Dobbiamo lottare per i nostri diritti, perché nessun altro lo farà al nostro posto. A quanto pare viviamo in un paese libero, quindi dovremmo avere anche la possibilità di scegliere».

«Non voglio offendere la chiesa perché ne faccio parte, ma se quello che pretende dalle donne è un eroismo psicopatico, non sarò al suo fianco se vuole applicare una legge barbara in nome di Dio, una legge che fa tanto male alle donne e va contro la loro volontà. Sarò sempre in loro difesa».

Seguici sul nostro canale Telegram

chamonix, base jumper russo

Chamonix, tuta alare: base jamper russo muore impattando contro una casa

mondiali ciclismo 2016

Mondiali Ciclismo Doha 2016 programma, orari e percorso