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Pontificia fonderia di campane Marinelli, una storia d’impresa lunga mille anni [INTERVISTA]

Lasciamo da parte per un giorno il digitale e le startup per raccontare una celebre storia d’impresa italiana: si tratta della Pontificia fonderia di campane Marinelli, la più antica fonderia italiana e tra le aziende familiari più antiche del mondo. La storia della famiglia Marinelli e della fonderia, infatti, risale a ben 1000 anni fa: nel 1924, dopo già moltissimi anni di attività, Papa Pio XI conferì alla fonderia l’onore di avvalersi dello Stemma Pontificio. “Il primato che fa della ‘Pontificia Fonderia Marinelli’ un unicum risiede nella continuità. Un valore assoluto di cui le oltre 25 generazioni familiari che si avvicendano ininterrottamente dall’anno 1000 a oggi alla guida dell’impresa sono i testimoni. La capacità di fondersi con il proprio tempo storico, interagendo nel corso dei secoli con gli attori di spicco della scena religiosa, politica e sociale – sia italiana che internazionale – è il punto di forza dell’azienda produttrice di campane, orgoglio dell’Italia che produce nel mondo, rispetto alle altre fonderie di sacri bronzi, le cui tracce si perdono nel passato, proprio perchè incapaci di fare squadra a tutto tondo con la Storia. E di innovarsi, pur restando fedeli a se stesse. Ma quella della piccola, grande, fabbrica di Agnone, in Molise, in provincia di Isernia, è invece una storia straordinaria di principi e di papi, di santi e beati, di capi di Stato. E, soprattutto, di migliaia di campane di ogni forma e dimensione che rintoccano giornalmente nei luoghi del vivere civile e nelle chiese di ogni dove nel mondo” commenta Maurizio Scandurra, esperto di campanologia. Abbiamo intervistato Armando e Pasquale Marinelli per farci raccontare qualcosa in più della loro lunga storia.

Buongiorno e grazie! Iniziamo con un po’ di storia: come si è evoluta la fonderia in questi mille anni di storia? Cosa è cambiato e cosa invece è rimasto intatto nella lavorazione delle campane?

“La particolarità della nostra fonderia è che facciamo campane come si facevano mille anni fa, con le stesse tecniche e con gli stessi materiali: senza la corrente elettrica, noi oggi potremmo comunque continuare a fare campane. Nonostante i numerosi cambi di sede e poi il definitivo spostamento ad Agnone nel 1950, continuiamo a portare avanti una lavorazione medievale ed esportiamo campane in tutto il mondo: dal reperire il bronzo sino al trasporto, possiamo dire che oggi è però tutto più semplice. Per quanto riguarda la lavorazione della campana non è cambiato nulla anche se, nel Settecento, si è passati da una costruzione empirica delle campane ad una più scientifica che ha permesso la costruzione di campane che potessero riprodurre tutte le note musicali. Il secondo e ultimo cambiamento si è verificato con l’arrivo della corrente elettrica: dalla figura romantica del sacrista si è passati infatti ad impianti elettrici che fanno tuttora compiere gli stessi movimenti alle campane ma in modo del tutto autonomo. Questo ha significato un aumento del numero di campane richieste nei campanili ma anche una diminuzione di dimensione delle stesse. Così come mille anni fa, il parroco viene in fonderia e benedice il bronzo incandescente e si leggono alcune pagine del Vangelo: al momento della fusione, quando dovrà uscire il bronzo per riempire la forma di argilla, si comincia a recitare la litania propiziatoria per la buona riuscita della campana. Ciò che contraddistingue infine la nostra azienda è l’importante legame che ha con la Chiesa e la religione: dopo l’attestato di Papa Pio XI, abbiamo avuto anche l’onore di ospitare Giovanni Paolo II che ha consacrato la Campana della Pace portata poi dal pontefice stesso all’Onu”

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Nonostante i mille anni di storia, la fonderia è ancora oggi una vera e propria eccellenza italiana: qual è il rapporto della vostra azienda con l’innovazione e con l’internazionalizzazione?

“Proprio in questo momento stiamo lavorando con alcuni programmi di grafica per realizzare i disegni che, un tempo, venivano fatti con il gessetto: il computer e la rete sono oggi necessari e fondamentali. Allo stesso modo, fondamentale è anche l’internazionalizzazione che, in questo difficile periodo per l’Italia, ci permette di lavorare ininterrottamente tutto l’anno: abbiamo lavorato in Indonesia, in India e stiamo ora lavorando per alcune zone della linea equatoriale. Sulla lavorazione della campana non ci sono state invece grandi introduzioni tecnologiche se non un nuovo forno di fusione a metano che non ci permette però di fondere grandi quantità di bronzo a differenza del nostro storico forno a legna”

Nel nostro giornale raccontiamo spesso di startupper e nuove imprese: che consigli dareste ai giovani imprenditori?

“Oggi c’è sicuramente una grande difficoltà. I giovani si trovano infatti di fronte ad una concorrenza confusionale e, allo stesso modo, ad un’incertezza di approccio nei confronti dei clienti e del mercato: il consiglio più grande è scegliere ciò che si vuole fare nella vita e guardare ad un futuro che non sia immediato. Ciò che deve scattare in qualsiasi aspirante imprenditore è però la passione, quella scintilla che diventa quasi una “malattia” e che permette di andare avanti senza guardare al solo lato economico”

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