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Populismo in Europa e Italia: perché riesce a fare presa sui disagi e le paure della gente

di Marcello Caruso e Daud Khan Negli ultimi cinque anni, soprattutto dopo la conquista della Casa Bianca negli USA da parte di Donald Trump, i partiti populisti stanno sbancando in Europa. Fanno parte del governo, spesso in coalizione, in Austria, Estonia, Finlandia, Italia, Polonia, Slovenia e Ungheria. Il voto per Brexit fa parte dello stesso movimento che è contro lo status quo, contro l’Unione Europea, contro le sue politiche economiche e istituzioni e contro gli immigrati.

In molti casi, incluso quello italiano, i populisti fanno presa sui disagi e sulle paure dei cittadini. Spesso le loro analisi sono una caricatura dei problemi veri che affliggono la società. In Italia la Lega parla tanto di sicurezza senza mai dire che la criminalità è SCESA negli ultimi dieci anni! Sarà una coincidenza che il numero di immigrati in questo periodo è aumentato. Ma non c’è nessuna vera emergenza sicurezza a livello nazionale secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, e sicuramente non può essere attribuita interamente agli immigrati. E così per il lavoro. L’immigrato non sta venendo in Italia per togliere lavoro agli Italiani.

La maggiore parte di essi, provenienti da paesi come Albania, Romania, Ukraina, Filippine e Bangladesh, vengono per svolgere i lavori che molti Italiani da tanti anni non vogliono fare più, per esempio nell’edilizia, in agricoltura e in ambito domestico, anche per le retribuzioni e condizioni lavorative non allettanti. Quelli che vengono via gommone, sia nel caso in cui fuggano dalle guerre sia nel caso in cui siano semplicemente in cerca di migliori condizioni economiche e di vita, non vedono l’ora di andare altrove, per esempio in Paesi come Francia, Germania, Inghilterra, dove sperano di ricongiungersi a parenti o amici e che, comunque, ritengono essere Paesi con maggiori opportunità di integrazione e di lavoro.

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In Inghilterra si è parlato molto dei soldi che il Paese avrebbe risparmiato lasciando la UE e del rilancio della crescita economica una volta svincolata dall’Europa, cose assolutamente non vere come mostrano i numeri. Per non parlare, poi, del problema del cosiddetto “Backstop”, meccanismo di emergenza inserito nell’accordo stipulato tra il governo della ormai ex premier Teresa May e l’Unione Europea e non approvato dal Parlamento britannico, che prevede l’estensione per un periodo di due anni, o anche più, della permanenza del Paese nell’unione doganale europea e durante il quale si dovrà raggiungere un accordo che eviti la creazione di un confine rigido tra il Regno Unito e l’Irlanda.

Quest’ultimo è un argomento particolarmente delicato, in quanto coinvolge non soltanto l’aspetto economico e commerciale (come dazi doganali e tempi lunghi per i controlli alle frontiere tra UK e UE) ma anche quello prettamente politico: negli anni Novanta l’accordo di pace tra Unionisti protestanti e cattolici separatisti prevedeva la creazione di un confine aperto tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica Irlandese. Problema, quest’ultimo, non considerato e proposto all’attenzione dei cittadini da parte dei sostenitori della Brexit al tempo della campagna referendaria e che in un futuro nemmeno troppo lontano rischia di riaccendere antichi conflitti politici, che tanti morti e sofferenze hanno causato per decenni in Irlanda del Nord e nel resto del Regno Unito.

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I populisti non hanno nessuna intenzione, e probabilmente capacità, di risolvere i problemi legati alla permanenza nella UE, sia per quanto riguarda le regole economiche e di bilancio molto severe e sicuramente recessive, sia riguardo alla sicurezza o l’immigrazione. Hanno piuttosto bisogno di ingigantire questi problemi per attrarre i voti dei cittadini più in difficoltà e spaventati dall’incertezza economica per il futuro. La loro vera agenda politica è tutt’altra, ovvero tagliare le tasse. Il presidente USA Trump ha realizzato uno dei più grandi tagli di tasse negli Stati Uniti; la proposta di Boris Johnson – ormai nuovo primo ministro di Gran Bretagna da pochi giorni– è di tagliare le tasse, ma il 75% del beneficio andrebbe soltanto al 10% dei più ricchi del Paese. In Italia Salvini propone la Flat Tax, che palesemente contrasta con il principio di progressività della tassazione, sancito dalla Costituzione italiana, secondo il quale chi più guadagna più paga per garantire allo Stato sufficienti risorse finanziarie al fine di offrire ai cittadini i servizi essenziali, quali Sanità, Istruzione pubblica ecc.

Probabilmente egli farà cadere il governo prima che si raggiunga un accordo sulla questione e prima dell’approvazione della Legge Finanziaria di fine anno, che peraltro sarà molto dura al fine di evitare le famose clausole di salvaguardia che porterebbero anche all’aumento dell’IVA fino al 25%, oltre che a dolorosi tagli alla spesa pubblica, dunque ai servizi pubblici già duramente colpiti in questi anni di cosiddetta spending review. Tutto ciò per non addossarsi la responsabilità politica di tali scelte per attribuirle poi al Movimento Cinque Stelle, che ha già subito un drastico calo di consensi a causa dell’avventura politica al governo con la Lega e della sua sudditanza nei confronti dell’incontenibile ministro Salvini.

Senza dubbio l’attuale Unione Europea vive un periodo di profonda crisi d’identità e coerenza nei confronti dei suoi principi fondanti, quali il rispetto delle diversità etniche, culturali, religiose, anche a causa degli attentati terroristici da parte di integralisti islamici avvenuti in questi ultimi anni con la conseguente islamofobia diffusasi in alcuni strati della popolazione europea. Per non parlare, poi, dell’ annosa questione migratoria nel Mediterraneo in mano agli scafisti libici e assolutamente mal gestita da tutta l’Unione Europea sin dall’inizio con grande ipocrisia ed egoismo, ignorando il fatto che tali problemi, che toccano già solo per questioni puramente geografiche Paesi come l’Italia e la Grecia, non sono di pertinenza nazionale, bensì comunitaria: i confini italiani e greci sono i confini esterni dell’intera Unione Europea, pertanto dovrebbe prevalere il principio solidaristico nell’affrontare fenomeni di tale portata che in futuro potrebbero assumere dimensioni ben più grandi.

L’Unione Europea attuale dei burocrati unicamente concentrati sul rispetto di rigidissimi parametri economici e di bilancio, che contribuiscono all’impoverimento di larghe fasce di popolazione (soprattutto nei Paesi mediterranei già in difficoltà per cause interne), e sordi di fronte alle richieste legittime di una maggiore condivisione sul tema dell’accoglienza dei migranti, necessita di una profonda riforma sia a livello istituzionale sia a livello di politiche economiche e di Welfare. Purtroppo, né da parte delle forze politiche tradizionali né da parte delle forze sovraniste sembra arrivare alcuna reale soluzione agli enormi problemi che abbiamo di fronte. Tutta la classe politica, sia a livello nazionale sia europeo, necessita di un profondo e reale cambiamento e presa di coscienza dei problemi che essa è chiamata ad affrontare e risolvere.

Marcello Caruso è uno scrittore e giornalista indipendente che vive a Scauri (LT).

Daud Khan vive tra Pakistan e Italia. Ha studiato al London School of Economics, l’Università di Oxford e all’Imperial College of Science and Technology di Londra. Ha lavorato per 25 anni alla FAO.

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