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“Porcellum” bocciato: ecco come funziona la legge elettorale dichiarata incostituzionale

Il verdetto della Consulta ieri pomeriggio è stato inesorabile: “il Porcellum è incostituzionale”; inevitabile, quindi, la bocciatura dell’anima stessa della legge, il premio di maggioranza senza soglia e le liste bloccate. La legge elettorale in questione – n. 270 del 21 dicembre 2005 – e così soprannominata dal suo ideatore Roberto Calderoli, allora Ministro per le Riforme, è illegittima. Viola la Costituzione. Perché si è aspettato tanto (ben 8 anni) per giungere a tale conclusione? E, soprattutto, come si è arrivati a questo punto, visto che la inadeguatezza di una siffatta legge è sempre stata sotto gli occhi di tutti – partiti e cittadini elettori – all’indomani delle elezioni politiche che hanno partorito legislature, quindi, incostituzionali anch’esse?

 

Istituzioni e partiti politici in questi otto anni han dato poca volitiva dimostrazione di intenzioni serie mirate a cancellare, o comunque modificare, il tanto vituperato (ma da loro approvato) Porcellum. In pochi ne parlano, ma l’input al lunghissimo iter giudiziario, conclusosi ieri pomeriggio con sentenza della Corte Costituzionale, è da attribuirsi alla tenacia di Aldo Bozzi, un testardo avvocato di 79 anni che, coadiuvato da 25 cittadini elettori che hanno sostenuto le sue ragioni, non si è arreso a una serie di ricorsi e bocciature.

Nel novembre 2009, infatti, in qualità di cittadino elettore Bozzi cita in giudizio la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno davanti al Tribunale di Milano, sostenendo che nelle elezioni politiche svoltesi dopo l’entrata in vigore della legge in questione, e nello specifico nelle elezioni del 2006 e del 2008, il suo diritto di voto era stato leso, perché non si era svolto secondo le modalità fissate dalla Costituzione, cioè il voto “personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48) e “a suffragio universale e diretto”.

Ma cosa effettivamente la Consulta ha contestato e bocciato nel funzionamento della Legge 270/2005? Sostanzialmente tre aspetti, assi portanti della sua architettura: liste bloccate, premio di maggioranza senza soglia minima e inserimento nella lista elettorale del nome del capo di ciascuna lista o coalizione. Il primo punto è incostituzionale perché, fondato sul metodo che conferisce ai partiti il diritto di nominare i propri parlamentari, priva quindi gli elettori di quella che dovrebbe essere loro esclusiva prerogativa: la possibilità di esprimere la propria preferenza a singoli candidati, secondo il diritto all’espressione del voto personale e diretto, sancito dalla Costituzione. Il secondo punto è incostituzionale perché attribuisce un premio di maggioranza in seggi parlamentari a chi ha più voti senza indicare un minimo di voti necessari al premio, violando il principio di uguaglianza del voto.

Il terzo, infine, è incostituzionale perché con l’indicazione sulla scheda del capo del partito o coalizione – possibile futuro premier – limiterebbe l’autonomia del Capo dello Stato nella scelta del presidente del Consiglio. Fuor di ‘politichese’, senza un pronto intervento da parte del Parlamento, qualora si andasse a votare in tempi brevi, dovremmo ricorrere a ciò che resta del Porcellum, ossia un sistema proporzionale con correttivo all’ingressole liste che non raggiungono il 4% alla Camera e l’8% al Senato, percentuali che salgono rispettivamente a 10% e al 20% per le coalizioni, non entrano in Parlamento. A. A. A. Cercasi urgentemente riforma legge elettorale.

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