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Pranzo di Natale 2015 in Sicilia: ricette dell’antica tradizione

In Sicilia la cena e il pranzo di Natale sono un appuntamento immancabile a cui le famiglie si dedicano per diversi giorni prima di sedersi a tavola. Si inizia con l’immancabile scelta del baccalà per poterlo gustare, come antipasto, fritto e condito con limone. Ma il menù natalizio sebbene abbia dei piatti comuni da Messina a Trapani, varia molto da provincia a provincia e risente delle influenze delle dominazioni di altre civiltà. Tuttavia, l’usanza di imbandire la tavola, cercando di rispettare le tradizioni del luogo, viene osservata su tutta l’Isola.

A Catania e in tutta la zona orientale della Sicilia l’iconografia olfattiva si consacra alle crispelle con ricotta e acciughe o con riso e miele rigorosamente fritte. Secondo i cultori del settore le crispelle deriverebbero dal pane col miele e il detto “C’è mmeli c’è mmeli” indicava che era nato un bambino, dunque a Natale si distribuiva pane e miele, ora crispelle. Mentre nella zona di Ragusa-Modica a Natale si trova la scacciata che, dopo la demolizione dei forni a legna nelle case, è anche diventato cibo che si prepara in strada. Le scacciate si preparano in diverse varianti, da quelle ripiene col cavolfiore, olive nere, acciughe, aglio tritato e primosale a quelle con cipolle acciughe e pepe. Altro piatto che tipicamente si trova sulle tavole siciliane per il Natale è la zucca fritta con le olive nere, la caponata, i formaggi locali come il pecorino siciliano, il piacentino ennese che accompagna il salame dei Nebrodi. Non mancano le lasagne con ragù o vegetariane, capretto al forno con le patate o per chi ama il pesce, pesce spada alla messinese.

I dolci anche se a fine pranzo hanno uno spazio da protagonisti. Cassatelle, cassate, cannoli, torroni presenti tutto l’anno a Natale sono accostati al buccellato, ai mostaccioli, ai nucatuli e alla cubaita. Il buccellato detto “cucciddatu” consiste in una sfoglia sottile profumatissima farcita con fichi secchi, uva passa, scorzette d’arancia e mandorle poi presentata a forma di ciambella. I nucatuli provenienti dalla tradizione araba come molta della pasticceria siciliana sono a forma di S e ripieni di fichi secchi, miele, mosto cotto, scorza di agrumi, noci e mandorle a volontà. Tra il tripudio di dolci siciliani, lo scrittore Andrea Camilleri, preferisce la cubaita, dall’arabo “qubbiat” che significa mandorlato, che descrive così: “La cubaita è semplice e forte, un dolce da guerrieri, lo devi lasciare ad ammorbidirsi un pochino tra lingua e palato, devi quasi persuaderlo con amorevolezza ad essere mangiato. Ti invita alla meditazione ruminante. Rende più dolce e sopportabile l’introspezione che non sempre è un esercizio piacevole. Alla dolcezza del miele mischia l’“amarostico” delle mandorle tostate e il ricordo del verde attraverso il pistacchio. Diventa così una sorta di filosofia del vivere”. Il pranzo di Natale si chiude con i vini dolci come il passito di Pantelleria o il Moscato di Siracusa.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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