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Pray For The World, da Parigi a Baghdad: un pensiero per il Kenya, ma la tragedia risale ad aprile

Su Facebook, su Twitter, su Vine: i social sono diventati il luogo di incontro virtuale delle scuole di pensiero che sono venute a crearsi dopo la strage di Parigi, che ha dipinto di rosso le strade della capitale francese. L’allarme terrorismo è forte e reale, tanto che l’Isis minaccia di raggiungere altre città. Il panico dilaga come un treno freccia rossa verso gli altri paesi europei. In particolare, tra i vicini della Francia che, come tutto il mondo, mostrano la loro solidarietà per le vittime dell’attentato terroristico a Parigi. A questo proposito, molti ritengono doveroso ricordare gli altri paesi in cui si combatte la stessa guerra, quotidianamente: nasce #prayfortheworld.

Su Twitter nasce #prayforparis, su Facebook le immagini del profilo si tingono di blu, bianco e rosso, i colori della bandiera francese. Le band cancellano tour e sui gruppi Facebook, i fan si dividono tra coloro che lo trovano un gesto esagerato, che asseconda il volere dei terroristi, e chi ci legge nient’altro che lutto e rispetto. Un caso eclatante è quello dei Foo Fighters, che due ore prima di salire sul palco hanno annunciato l’annullamento del concerto di Torino. Da #prayforparis, si passa velocemente a #prayfortheworld: ci sono luoghi nel mondo, dove il 13 novembre 2015, l’11 settembre 2001 sono la triste quotidianità. Basti pensare all’attacco kamikaze avvenuto venerdì a Baghdad. Basti pensare alle condizioni strazianti in cui riversa la Siria. Basti pensare alla strage avvenuta nella scuola in Kenya: no, quest’ultimo non è un esempio adatto.

La tragedia che si ricorda senza sosta sulle pagine di Facebook nelle ultime ore, ovvero l’attacco del gruppo estremista islamico, Al Shabaab, che il 2 aprile ha ucciso 147 persone in Kenya, è avvenuta appunto mesi fa. Inoltre, in occasione della strage avvenuta all’università di Garissa, il mondo si è mosso per esprimere il proprio rammarico, verso una popolazione alla quale non restava che dolore. Il New York Times, per esempio, scrisse “Il mondo è col Kenya”, riportando il pensiero dei leader mondiali.

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