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Pressione fiscale in Italia: perché siamo il paese con le tasse più alte del mondo

Con pressione fiscale, indichiamo la quota del reddito prelevato dallo Stato e dagli enti locali territoriali allo scopo di finanziare la spesa pubblica. Nel 2012, secondo gli ultimi dati consolidati della Banca d’Italia pubblicati nel dicembre 2013, la pressione fiscale è al 44%, in salita dal 42,5% del 2011. Secondo le stime previsionali più recenti del Centro studi di Confindustria, nel 2013 siamo arrivati al 44,3%, mentre nel 2014 ci attesteremo sul 44,2%.

Nel giro di appena 8 anni, dal 1985 al 1993, la pressione fiscale passa dal 35% al 43%, mentre la pressione fiscale odierna ha ormai toccato quota 44%; ma non è nemmeno la previsione giusta. Secondo la Banca Mondiale, addirittura, la pressione fiscale e contributiva sui produttori italiani è quella più pesante di tutta l’Europa. Un’impresa media italiana deve allo Stato il 65,8% dei suoi utili. Ogni anno.

Detto in altre parole: più della metà del reddito prodotto da ciascuno di noi viene prelevato dallo Stato e dagli enti locali per finanziare le proprie attività. Apindustria Vicenza ha effettuato un’indagine sulla pressione fiscale delle piccole e medie imprese, con un numero dipendenti minori di 50, e sono emersi dei dati a dir poco allarmanti. Le tasse cambiano a secondo del settore di appartenenza il valore di tassazione media ponderata dell’utile prima delle imposte non è uniforme qui si riporta il valore percentuale prima delle imposte di macrosettori:

  • Edile 77%
  • Chimica 64%
  • Plastica e gomma 55%
  • Metalmeccanico 54%
  • Plastica e Gomma 55%
  • Tessile 55%

Senza scomodare le indagini andiamo sul concreto. Ci si meraviglia a guardare la prima dichiarazione dei redditi di partite Iva appartenenti ad un regime agevolato, come il regime dei minimi. Se una ditta ha fatto utili per 12000, ( appena 1000 euro al mese) dovrà pagare per il primo anno:

  • Irpef 2014 il 5% pari a 600 euro
  • contributi INPS 2014 27,72 spari a 3326,40
  • Acconto irpef 2015 pari al 100% dell’irpef pagata quindi 600,00
  • Acconto contributi pari all’80% dei contributi pagati 2661.12
  • Per un totale di euro 7187,52

Ebbene si, per chi guadagna 1000 euro al mese si ritrova a pagare in un colpo solo nel periodo che va da luglio a novembre ben 7187,52 euro. Un esborso insostenibile ai più. Questa è una delle motivazioni della rivoluzione fiscale silenziosa che lentamente sta attraversando il paese.

Fino a poco tempo fa erano tanti a pensare che evadere fosse legittima difesa. ma pochi lo dichiaravano apertamente (salvo il nostro ex premier). Oggi sono sempre più gli esempi di persone che attraverso i social ostentano la rivoluzione : è il caso della foto virale di Tonino D’avanzo che in poche ore ha collezionato 864 mi piace e addirittura 4764 condivisioni con commenti che sostenevano la tesi o la rigettavano. Resta un fatto che è necessaria un’inversione di tendenza importante perché casi come questi non prendano il sopravvento.

Carmine Di Filippo
Dottore Commercialista
Revisore contabile
Consulente per la riscossione degli enti locali

 

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