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Previdenza complementare: le varie tipologie e il reale funzionamento

La previdenza complementare rappresenta il cosiddetto secondo pilastro nel sistema delle pensioni italiane. La COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) ha stimato che, nel 2018, c’è stato un aumento di persone che hanno richiesto pensioni integrative di circa il 5% rispetto all’anno precedente, con quasi 400 forme di previdenza complementare. Questo significa che si tende sempre di più a integrare la pensione pubblica che appare insufficiente (o troppo lontana nel tempo) per garantirsi una pensione adeguata al mantenimento di uno stile di vita medio.

Ma cos’è, di preciso, il fondo di previdenza complementare? In molti casi, può essere finanziato dal tfr, il trattamento di fine rapporto che il datore di lavoro riserva ai suoi lavoratori dipendenti. A livello di tassazione, questa è sicuramente la soluzione più conveniente, in quanto l’aliquota applicata alla fine sulla pensione integrativa non supera mai il 15%, inoltre anche la resa sarà maggiore in termini di rivalutazione. Infine, tale tfr potrà essere richiesto anche in anticipo. A livello fiscale, tra l’altro, se si dichiara la previdenza complementare nel proprio 730, si può contare su una deducibilità estremamente agevolata fino a oltre 5 mila euro annui.

La previdenza complementare può essere richiesta ed effettuata praticamente da tutti: lavoratori autonomi o dipendenti, disoccupati o studenti. I fondi versati, inoltre, saranno soggetti ai mercati finanziari per rendere il più possibile e sono di tipi diversi: i PIP, ad esempio, ovvero i Piani Individuali Pensionistici. Si tratta della soluzione più versatile e adatta anche ai giovanissimi senza una posizione lavorativa. Oppure si possono prendere in considerazione i Fondi Pensione Aperti, gestiti dalle banche ma anche da altre tipologie di istituti di credito come le società di intermediazione immobiliare. Possono essere sia individuali che collettivi e sono altrettanto aperti a tutti. Infine, esistono i Fondi Pensione Chiusi, detti anche “negoziali” che però si rivolgono solo a determinate tipologie di lavoratori, come i metalmeccanici, gestiti da sindacati e solo collettivi. Per poter accedere alla pensione integrativa, bisognerà aver raggiunto i requisiti di anzianità lavorativa o di vecchiaia richiesti ed essere iscritti da almeno 5 anni.

I metodi di erogazione possono prevedere un cifra che sarà corrisposta per tutta la durata della vita del contribuente (rendita vitalizia immediata), oppure essere anche reversibile, quindi continuare anche dopo il decesso del richiedente a beneficio del coniuge o di un’altra persona indicata preventivamente. La rendita temporanea, invece, avrà una durata prestabilita di un certo numero di anni sia per l’aderente che per i suoi eredi e si può interrompere in caso di decesso. Vi è poi la controassicurata in cui, qualora si verifichi la morte del richiedente prima dell’erogazione del valore totale, questo verrà rateizzato a beneficio degli eredi.  La formula differita sarà erogata solo da un certo momento in poi, a prescindere dalla data di pensionamento, mentre quella con maggiorazione aumenta il valore delle rate in caso di condizioni fisiche di non autosufficienza.

Il contribuente, potrà anche decidere se incassare immediatamente l’intero importo versato (capitale al 100%), oppure averne una metà subito e il restante 50% sotto forma di rendita mensile. Scegliere la pensione integrativa migliore è un’operazione complessa che spesso richiede una consulenza specifica, al fine di valutare tutta una serie di parametri fondamentali: l’età, i costi di gestione, il rendimento nonché le proprie aspettative ed esigenze al momento dell’erogazione. Di sicuro si tratta di un patrimonio intoccabile, e quindi tutelato, perché sia destinato al richiedente senza alcuna limitazione.

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