in

Primo Levi, cento anni dalla sua nascita: «Perché io sono sopravvissuto e gli altri no?»

Oggi, 31 luglio 2019, è il centesimo anniversario della nascita del famoso scrittore e poeta Primo Levi. L’autore di origini ebraiche ha vissuto a pieno gli orrori dell’Olocausto e ha scritto uno dei libri sull’argomento più bello e toccante: Se questo è un uomo.

primo levi 100 anni

Primo Levi: la vita e la deportazione

Per chi non lo sapesse, Primo Levi, oltre ad essere uno scrittore e un intellettuale italiano, è stato anche un chimico. E proprio la passione per la chimica ha percorso la sua biografia come un filo d’oro: dalla sua gioventù all’età adulta, passando per gli studi universitari. Primo Levi è nato il 31 luglio 1919 a Torino. Nonostante le difficoltà nel 1943 riuscì a laurearsi. Nello stesso anno, a dicembre, venne deportato con altre 650 persone nel campo di concentramento di Auschwitz. Prima di questo drammatico evento ha lavorato nel laboratorio di una cava d’amianto, poi in un’industria farmaceutica. Tenete conto che Primo Levi è stato uno dei pochi ad essere riuscito a tornare a casa, a scampare alla furia nazista, ad aver salva la vita.

primo levi 100 anni

leggi anche: Lady Diana in lacrime prima delle nozze: tutta colpa di un pacchetto misterioso

Il suicidio

Perché vi abbiamo parlato della sua passione per la chimica? Perché fu proprio questa sua inclinazione a salvargli la vita. Tanto per cominciare lo studio di tale scienza lo ha portato a conoscere il tedesco e, in secondo luogo, viste le sue competenze, lo condusse a trovare un impiego nell’azienda chimica la Buna, che riuscì a sottrarlo ad una vita ancora più dura e mortifera. Se la chimica lo ha aiutato a sopravvivere fisicamente, la scrittura lo ha trascinato mentalmente fuori da Auschwitz. E il suo romanzo Se questo è un uomo” ne è una chiara testimonianza. Il libro, un classico della letteratura mondiale, racconta le drammatiche esperienze nel lager nazista. Probabilmente sopravvivere al campo di concentramento ha causato in Primo Levi un profondo senso di colpa: «Perché io sono sopravvissuto e gli altri no?», scriveva l’autore. L’11 aprile 1987 Primo Levi si tolse la vita gettandosi nella tromba delle scale. Nessun bigliettino, nessuna motivazione, solo tante ipotesi. In fondo però era stato proprio lui qualche anno prima a scrivere, in occasione del suicidio di Jean Amery, ex deportato come lui: «Nessuno sa le ragioni di un suicidio, neppure chi si è suicidato!». 

leggi anche l’articolo —> Roberto Vecchioni: «Il greco e latino non sono esercizi di traduzione, ma un’arma segreta!»

Marco Vannini news: Izzo nega amicizia con Vannicola, lui lo smentisce pubblicando un documento inedito (FOTO)

belen

Belen Rodriguez paradisiaca su Instagram: perizoma leopardato e lato B da sogno