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Primo Levi, l’11 aprile 1987 muore l’autore di “Se questo è un uomo”: ecco 7 cose che forse non sapete

Era l’11 aprile 1987, quando Primo Levi, lo scrittore che ha testimoniato la tragedia dell’Olocausto, è stato ritrovato morto nella sua casa torinese. Oggi lo vogliamo ricordare così: con 7 curiosità legate alla storia della sua vita, che forse non tutti conoscono.

1. Nonostante le leggi razziali, Primo Levi riuscì a conseguire il titolo di chimico perché il regime concedeva di terminare gli studi a quanti li avevano già intrapresi (mentre precludeva l’accesso agli ebrei che volevano iscriversi). Nel 1941 l’intellettuale si laureò con lode all’Università di Torino; sul suo diploma di laurea, è riportata la dicitura di «di razza ebraica».

2. Dopo il tumore che colpì il padre e l’acuirsi delle leggi razziali, la ricerca di un primo impiego fu ardua: venne assunto semi-illegalmente da un’impresa, con gli affidò il compito di trovare un metodo conveniente per estrarre le tracce di nichel presenti nel materiale di scarto di una cava d’amianto.

3. Levi non volle mai parlare volentieri della sua esperienza partigiana, quando volle unirsi a un nucleo operante in Valle d’Aosta. Come ha portato a galla la ricerca condotta dallo storico Sergio Luzzatto nel libro “Partigia”, durante questo periodo lo scrittore fu costretto ad assistere all’esecuzione di due partigiani ribelli, perpetrata dai loro stessi compagni. Un episodio oscuro della Resistenza, che sarà vissuto con un senso di colpa mai sopito.

4. Levi è stato uno dei venti sopravvissuti tra i 650 ebrei italiani arrivati al campo di Auschwitz. A cosa è attribuibile questa fortuna? Secondo Levi a una serie di incontri e coincidenze favorevoli, tra cui una conoscenza elementare del tedesco e l’incontro con il muratore Lorenzo Perrone, che non gli fece mai mancare il cibo sottraendolo dalla sua razione ed esponendosi in prima persona a rischi.

5. L’opera “Se questo è un uomo”, scritta febbrilmente al ritorno dal lager, fu rifiutata da molti editori, tra cui Einaudi. Venne infine pubblicata dal piccolo editore De Silva e non ottenne inizialmente un gran clamore, nonostante la recensione favorevole scritta da Italo Calvino su L’Unità.

6. Primo Levi è morto in circostanze misteriose. Il corpo è stato ritrovato alla base della tromba delle scale della sua casa: ancora non è stato accertato se la morte sia avvenuta per cause accidentali o se si sia trattato di un suicidio.

7. Ferdinando Camon, intellettuale amico di Levi, riceverà tre giorni dopo il presunto suicidio l’ultima lettera dello scrittore: immaginandosi di trovare all’interno le motivazioni che l’avrebbero spinto a quell’ultimo gesto disperato, in realtà rimase sorpreso di fronte al vortice di “programmi, speranze e attese” di cui parlava Levi, al punto di definire la missiva come “un inno alla vita”. Poi, però, come riconosce lo stesso Camon, c’è il dramma mai superato del lager e l’impossibilità di risolvere il dilemma, a cui è seguita, nella mente di Levi, la negazione drastica di Dio.

In apertura: Auschwitz – Image Credit Bundesarchiv/Wikimedia Commons

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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