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Privatizzazioni: Letta a lavoro per Fincantieri, Fs e Poste

Anche sul tavolo del presidente Letta e di un governo disperato, alla ricerca di liquidità per far ripartire l’economia, ritornano le privatizzazioni. Pdl e Pd sono favorevoli ad intraprendere ancora una volta questa strada, ricordando che negli anni Novanta ci permise di far scendere il debito pubblico fino alla soglia del 100% del Pil: vendere parte degli oltre cinquecento miliardi di patrimonio disponibile, in immobili e aziende.

Proprio nella giornata di ieri, al vertice di maggioranza fra Letta, Alfano, Saccomanni e i capigruppo dei partiti si è parlato a lungo della faccenda privatizzazioni, questo è quello che spiegava Brunetta: “In autunno il premier farà una sorta di road show per spiegare ai mercati come l’Italia attaccherà il debito pubblico, una strategia che si basa sulla valorizzazione e le dismissioni del patrimonio pubblico”.
privatizzazioni


La conferma arriva anche da Palazzo Chigi: “Stiamo lavorando”. Le prime indicazioni del presidente Letta, sono molto chiare: dividere le partecipazioni fra strategiche e non. Le quote statali delle due grandi aziende energetiche, Eni ed Enel, sono considerate incedibili. In questo caso lo Stato è già sotto al 30%, inoltre ragioni geopolitiche e di interesse nazionale (così dicono al governo) ne sconsiglierebbero la vendita.

Fincantieri (fonte La Stampa):

Durante il secondo governo Prodi, nel 2006- 2007, fu proprio lui – allora sottosegretario alla presidenza – a dover fare i conti con il niet dei sindacati interni, e in particolare della Cgil, al progetto di cessione del 50% dell’enorme armatore pubblico. Le altre due aziende in cima ai pensieri del governo sono Ferrovie e Poste entrambe ancora pubbli- che al 100%. La prima, dopo la divisione fra Trenitalia e Rfi, e con l’arrivo del concorrente privato Italo, è pronta per essere separata e messa sul mercato. La privatizzazione delle Poste non è mai stata presa seriamente in considerazione, ma l’apertura della concorren- za nel settore, le direttive europee e la decisione del governo di Londra di mettere in vendita Royal Mail hanno cambiato completamente lo scenario. Per fare buone privatizzazioni ci vogliono reti – così si dice in gergo tecnico – «neutrali». Ne sa qualcosa chi la concorrenza ha iniziato a farla subendo la forza dell’ope- ratore pubblico proprietario o azionista dell’infrastruttura. È il caso degli sgambetti subiti da Italo e Arenaways per ini- ziativa delle Ferrovie. Ecco perché, complice il riassetto Telecom (l’altra grande azien- da insieme a Ferrovie ancora proprietaria della sua rete), il governo intende procedere ra- pidamente alla creazione di una grande società delle reti, un progetto al quale lavora da tempo la Cassa depositi e pre- stiti che ne sarà azionista di maggioranza.

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