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Psychiatric Circus a Bologna, recensione: quando la follia merita i suoi applausi

Immaginate di essere in un vecchio istituto per internati, dove si aprono tante celle sbarrate, contrassegnate da grandi croci rosso sangue: che cosa potrebbe accadere se all’improvviso qualche paziente psichiatrico decidesse di uscire dalla sua reclusione forzata e venisse a turbare la vostra quiete? Non immaginatelo, ma vivetelo a Bologna, dove proprio in questi giorni – e fino al 10 aprile 2016 – la compagnia diretta da Loredana Bellucci porta in scena lo “Psychiatric Circus”, lo spettacolo irriverente ambientato all’interno del manicomio cattolico di Bergen, guidato dal dottor Josef negli anni Cinquanta.

Il vecchio prete specializzato in psichiatria – e coadiuvato da un gruppo di suore zelanti pronte a tutto pur di assecondarlo – orchestra con abilità la sua squadra da “circo”: una schizofrenica che si crede un’infermiera, un clown che non toglie mai la maschera, uno psicotico da camicia di forza, un maniaco sessuale, una donna incapace di separarsi dalla sua bambola. Le risate si intervallano ad attimi di follia, mentre gli attori interagiscono col pubblico.

Eppure, dopo i primi venti minuti, si ha come l’impressione che ci sia qualcosa di forzato, che le battutine “da bar” non riescano più a strappare un sorriso: sarà solo cabaret e circo, o lo spettacolo sfocerà in qualcos’altro? Quel qualcos’altro arriva, non senza scuotere il pubblico, che viene richiamato a una riflessione sulla diversità e sui drammi che spesso ne conseguono. Perché non capiti, perché oltraggiati. Succede quando in scena torna ad essere protagonista la donna mai cresciuta, che da piccola ha visto morire la madre, o quando la talentuosa ragazza dalla sguardo perso viene adescata da quello che dovrebbe essere il suo guaritore. Salvezza trasformata in violenza e dannazione.

Il primo obiettivo dello spettacolo, stando alle parole della regista, “non è la riflessione profonda”. Ma quando si evoca l’immagine dell’uomo che non cambia e rimane bestia, continuando “a guardare alle barbarie senza far nulla”, si riflette, eccome se si riflette. Ma si riflette anche sulle “etichette”, sulle doti nascoste e rimaste sopite, sulla troppe perle mai nate semplicemente perché scambiate per sabbia. Stupendosi di come anche la follia meriti i suoi applausi, direbbe Alda Merini.

In apertura: foto di scena tratta dalla pagina Facebook ufficiale “Psychiatric Circus”, @Emanuele Giacomini

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