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Quali sono le banche più solide in Italia?

Quali sono le banche più solide? Come si può evitare di essere correntisti di istituti bancari a rischio di fallimento? Come si interpretano i dati che vengono pubblicizzati a proposito della solidità delle banche? In questo articolo cercheremo di capirne di più.

Cosa si intende per solidità di una banca?

Negli ultimi anni, anche il normale consumatore, risparmiatore ed investitore, si è trovato a fare i conti con un’eventualità che nei decenni passati sembrava appartenere al mondo della fantascienza: il fallimento di una banca. Se una banca fallisce, i primi a rimetterci possono essere coloro che hanno un conto corrente, o un conto deposito, presso l’istituto in questione, per non parlare di chi è stato convinto ad investire in titoli, ossia azioni o obbligazioni della banca stessa. Normalmente, ai casi di fallimento bancario, per evitare il panico generalizzato, e per evitare che a salvare le banche in difficoltà vengano chiamati tutti i contribuenti, è stato messo a punto il sistema europeo BRRD o Bail-in. Avevamo spiegato in un articolo specifico come funziona, e merita una rilettura accurata se non si ha un’idea chiara di cosa sia il famoso bail-in. In estrema sintesi, dalla liquidazione della banca fallita, in favore di una nuova entità risanata, vengono a rimetterci, a seconda dell’ammontare dei crediti non andati a buon fine, prima gli azionisti, poi i detentori di obbligazioni e in ultimo i correntisti. In teoria sarebbero protetti i correntisti che hanno meno di 100.000 € sul conto corrente, in pratica, come abbiamo visto, non sono protetti nemmeno loro.

Come proteggersi dalla perdita dei propri risparmi?

La prima regola è che non siamo sposati, finché morte non ci separi, con la banca di cui siamo correntisti. Se siamo clienti di una banca in evidente difficoltà, è nostro dovere svegliarci, chiudere il conto, e aprirne uno presso una banca più solida. Stesso discorso se deteniamo azioni e obbligazioni: si può capire con anni di anticipo che fine sta facendo una banca, come spiegheremo più avanti: sbrigarsi a vendere dette azioni o obbligazioni, prima che il loro valore scenda a zero, è un dovere (se si è molto esperti di finanza ci si può “coprire” con dei titoli derivati appositi, ma non è il caso dell’azionista o obbligazionista medio). La fuga, doverosa, da una banca in difficoltà ad una più solida, accelera la morte degli istituti gestiti male, quando non in modo mafioso, e rafforza quelli gestiti bene. Si chiama selezione naturale, o se preferite premio a chi lavora onestamente.

Come scegliere tra le banche più solide?

Una volta presa la saggia e doverosa decisione di abbandonare una banca in difficoltà, è il caso di scegliere bene dove andare ad aprire il nuovo conto corrente, per non finire in un altro istituto poco solido, o che sta per diventarlo. Quali sono i criteri per scegliere tra le banche più solide? Facciamo una brevissima precisazione: in un sistema a riserva frazionaria, tutte le banche sono tecnicamente fallite. Basta che in una qualsiasi banca si presentino contemporaneamente il 2% dei correntisti a chiedere la restituzione in contanti di tutto ciò che hanno in conto corrente, perché la banca fallisca istantaneamente. E’ il motivo per cui in Svizzera c’è una legge di iniziativa popolare, in procinto di essere votata in un referendum propositivo, per superare il sistema di riserva frazionaria. Questo evidentemente non significa che non esistano Istituti finanziari più o meno solidi.

Il primo parametro che si può considerare, e che stiamo iniziando a sentire negli spot pubblicitari è il cosiddetto CET1 Ratio, che sta per Common Equity Tier 1 Ratio. Rappresenta il rapporto tra il valore dei mezzi propri delle banche, che nell’ordinamento italiano equivale al valore delle azioni più quello degli utili messi a riserva, ed il valore degli investimenti dell’istituto, pesati in base al rischio. Più questo rapporto è alto, meno la banca è esposta al rischio che investimenti andati non a buon fine la mettano in situazione di dissesto. Qui di seguito la lista del parametro CET1 Ratio per i maggiori Istituti bancari, aggiornato al terzo trimestre del 2016. Le norme europee richiedono che il CET1 Ratio di una banca sia superiore almeno al 10%. Più siamo vicini al 10% (o al di sotto di esso), più l’Istituto sarà vulnerabile a eventuali perdite e più l’Unione Europea richiederà dei rimedi.

BANCA CET 1 RATIO
FINECO 28,74%
BANCO DI SARDEGNA 23,14%
BANCA MEDIOLANUM 20,40%
BANCA FIDEURAM 16,50%
UNIPOL BANCA 16,30%
BANCA IFIS 15,30%
BANCA SELLA 15,26%
BANCA GENERALI 14,70%
CREDEM 14,47%
CREDITO VALTELLINESE 13,51%
BANCA PASSADORE 13,50%
BANCA INTESA 13,35%
BANCO POPOLARE 13,00%
POPOLARE DI MILANO 12,40%
CARIGE 12,30%
UBI 12,02%
MONTE DEI PASCHI 11,49%
BPER 11,28%
UNICREDIT 11,00%
BANCO DESIO 10,82%

Nel caso di Unicredit, c’è da sottolineare che l’aumento di capitale attualmente in corso, ha l’obiettivo di portare il CET1 Ratio di questo istituto al 12,5%, con l’obiettivo di mantenere poi questo parametro negli anni a venire. Tra le banche che hanno il CET1 Ratio più alto, occhio a Fineco: è una società del gruppo Unicredit, con un’elevata percentuale di titoli Unicredit nel suo patrimonio. Se Unicredit dovesse trovarsi in serie difficoltà, si troverebbe automaticamente in difficoltà anche Fineco. Discorso analogo per Fideuram, appartenente al gruppo Intesa San Paolo.

Fatte tutte queste premesse, possiamo dire che un CET1 Ratio molto superiore al “minimo sindacale” del 10% è una prima indicazione della maggior solidità di una banca, rispetto ad altre che dovessero trovarsi troppo vicine, o sotto, questa soglia. Un altro segnale d’allarme a cui bisogna fare attenzione, come indicato da esperti del settore, è la prolungata flessione dei titoli di un istituto bancario in Borsa. Anni prima che si accendano i riflettori di Unione Europea, Governo, Magistratura e giornali vari sulle situazioni di difficoltà di questa o quella banca, una prolungata flessione del prezzo delle azioni su livelli minimi, è un campanello d’allarme sulle difficoltà di un istituto finanziario. Quando poi un istituto finanziario è definitivamente nell’occhio del ciclone, e diventano note a tutti le sue difficoltà, attraverso richieste di ricapitalizzazione da parte dell’Unione Europea, richieste dell’Istituto di aiuti al governo, e tutto il circo a cui ci siamo tristemente abituati, beh… è ora di fuggire, chiudere i conti e portarli altrove. Un risparmiatore, a maggior ragione nei tempi di crisi dei debiti pubblici che viviamo, deve comportarsi da adulto responsabile, e prendere tutte le precauzioni per non essere mal consigliato negli investimenti, e per fuggire per tempo dalle situazioni pericolose.

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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