in

Quarto Grado, intervista a Simone Toscano: dal dolore del padre di Loris Stival al mondo dei sogni del suo romanzo

Simone Toscano, giornalista Mediaset, conosciuto dal pubblico televisivo soprattutto per la sua attività di inviato della trasmissione di Retequattro, Quarto Grado, animato da una grande passione e rispetto per il suo lavoro, spesso lo vediamo accanto a famiglie colpite da vicende tragiche, dove la professionalità e un tratto umano di forte sensibilità, comune alla squadra di lavoro di cui fa parte, lo fa entrare nelle case degli italiani in punta di piedi, ma con fatti che spesso non vorremmo mai ascoltare. Parallelamente alla professione di giornalista, Toscano è anche scrittore, autore di un romanzo onirico ed entusiasmante dal titolo “Il Creasogni”, nel quale in maniera delicata e sorprendente, il protagonista, Ettore, anima una favola in cui crea sogni per gli altri, in un mondo corrispondente alla realtà, spesso dura e atroce che la cronaca invece ci descrive.

Ti conosciamo come cronista delle trasmissione Quarto Grado, come ti sei ritrovato ad occuparti di cronaca nera?
Con la Cronaca si confronta ogni aspirante giornalista alla sua prima esperienza. Da stagista prima, da inviato poi, è la Cronaca a farti crescere, sia umanamente che professionalmente. Che sia bianca, rosa o, appunto, nera.
Fin dal primo giorno a Mediaset sono sempre stato un “cronista” (pur coltivando altre passioni, come quella per gli Esteri e la Politica): prima per il Tg5 poi per i programmi. A Quarto Grado sono finito quando a Salvo Sottile è stata proposta la guida di questa nuova trasmissione. Avevamo già lavorato assieme e mi ha chiesto di far parte della squadra, capitanata da Siria Magri. Ed è così che faccio parte di questo “team” dalla prima puntata, sempre presente anche quando il timone è passato a Gianluigi Nuzzi, uno che di Cronaca se ne intende eccome.
Sono sincero però, non mi piace inserire in categorie prestampate fatti che riguardano la vita delle persone. Le storie che raccontiamo non possono essere catalogate con un colore, il nero. Io preferisco parlare di Cronaca giudiziaria, soprattutto considerando quanta attenzione viene data agli atti processuali e ai documenti da noi, a Quarto Grado

Quali sono le emozioni da gestire trattando di casi toccanti come quello del piccolo Loris Stival o di Elena Ceste?
Le emozioni sono tante, vorticose e calamitanti. E non riguardano solo i casi più conosciuti, ma anche e forse soprattutto le piccole storie di cui poco si parla. Piccole sui media, forse, ma grandi, enormi e sconvolgenti per i loro protagonisti.
Persone che soffrono, parenti che quando si spengono i riflettori fanno i conti con i propri incubi, con i ricordi, di quelli taglienti che arrivano a farti visita nella notte.
Ho conosciuto famiglie forti, esempio di vita: penso ai parenti di Vanessa Scialfa, di Valentina Salamone, di Veronica Valenti, di Trifone Ragone.
Spesso sono le madri quelle più esposte mediaticamente, quelle con le spalle più forti. A volte ci sono degli uomini, come nel caso del padre di Lorys Stival, Davide.
E’ un ragazzo a cui è caduto il mondo addosso. Ha saputo affrontare la sua tragedia con dignità. Non credo sarei mai riuscito a fare altrettanto.

C’è un confine tra il dramma personale delle persone coinvolte in queste storie e il sensazionalismo mediatico?
Il confine lo dobbiamo scrivere noi giornalisti. Credo di poter affermare con orgoglio che a Quarto Grado c’è una attenzione fortissima verso i protagonisti – positivi e negativi – delle vicende di cui trattiamo.
Più di una volta si è scelto di non mandare in onda materiali troppo “forti” emotivamente, che avrebbero potuto far presa sul telespettatore più morboso, forse, ma non avrebbero aggiunto nulla alle indagini o al nostro lavoro.
Cerchiamo di tenere un filo diretto con gli avvocati e i familiari dei protagonisti delle storie che raccontiamo, non facciamo “tranelli”, non infieriamo neppure sui carnefici, esseri umani che hanno sbagliato – ed è giusto che paghino – ma che trattiamo comunque con rispetto e, spero, con la giusta professionalità.
Una attenzione, quella al dettaglio, al “rispetto”, che è dunque una scelta ben precisa degli autori del programma. E io ne vado fiero.

Sei anche scrittore, autore del romanzo “Il Creasogni”, com’è nata questa tua prima fatica letteraria?
E’ nata in realtà nel 2009, nel periodo post terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Due capitoli buttati giù di corsa, con i personaggi principali descritti a grandi linee. Ma il resto della storia non c’era, non l’avevo in mente, mancava una trama che fosse interessante.
Poi, nel 2012, ho ripreso in mano il romanzo e l’ho finito, in un mese, dopo la fine di una lunga relazione: uno di quei momenti in cui ti fermi a riflettere sui veri valori della vita. E riflettendo è arrivata la trama che cercavo, il cammino del protagonista che riscopre l’importanza dei sogni, del lasciarsi andare a questo mondo, ad una visione più ottimista della vita. Chi leggerà Il Creasogni ritroverà l’entusiasmo per la vita, per gli affetti.

Che rapporto c’è tra lo scrittore ed il giornalista?
Sono due facce della stessa medaglia. Le parole sono la mia vita, il mio lavoro. Mi affascinano da sempre, con le loro sfumature. A volte basta scegliere di utilizzare un termine al posto di un altro per dare un significato completamente diverso ad una frase. Una parola può ferire ma può anche risollevare l’umore di chi la legge.
Per quanto riguarda il mio lavoro da cronista, posso dire che nel libro c’è molto delle storie che seguo per Quarto Grado e delle sensazioni che mi hanno lasciato addosso in questi anni. Ci sono volti, sorrisi, sguardi tristi. C’è quel senso di speranza a cui aggrapparsi anche nei momenti più difficili.

La favola, il sogno e l’uso di allegorie costituiscono un altro modo di osservare la realtà?
Sì, ma soprattutto servono a conservare o ritrovare un punto di osservazione particolare: quello che avevamo da bambini, quando tutto era più semplice e il mondo veniva interpretato in maniera diretta, senza intermediazioni culturali fatte di sovrastrutture inutili. Da piccoli tutto è chiaro: la simpatia o l’antipatia verso qualcosa, ad esempio. Oppure pensiamo al concetto di fiducia: il bambino è sì a volte sprovveduto, ma ha anche un carico di fiducia e di speranza verso il prossimo e verso il futuro che noi adulti abbiamo perso, presi dalla frenesia della vita quotidiana, dai nostri problemi. Ecco, la speranza e il mio obiettivo è che il lettore del Creasogni alla fine ritrovi il sorriso e uno sguardo positivo sul mondo.

Consigli ai tuoi lettori di sognare?
Ovviamente sì e anzi vorrei farlo con le parole con cui si concludono i ringraziamenti del Creasogni: “Grazie a chi ha un sogno e lo coltiva, ci crede nonostante tutto, prova a raggiungerlo con
impegno e con quel sorriso che, in fin dei conti, crea i sogni più belli. I nostri”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

Michael Schumacher condizioni di salute

Michael Schumacher condizioni news, la ripresa è lontana: “Ci vorrebbe un miracolo”

Old Wild West lavora con noi

Old Wild West lavora con noi nel 2015 a Livorno, Trento, Perugia e in altre città