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Queer British Art, 1861–1967: l’evento 2017 al Tate Britain di Londra

Il Queer British Art 2017 è ormai alle porte, si tratta di un evento che darà la possibilità a Londra di compiere una grande riflessione sulla tematica queer dal 5 aprile al 1 ottobre 2017. L’idea è quella di piegare l’arte al suo aspetto più filosofico e riflessivo, fin qui nulla di inusuale. La vera novità è che sarà l’intero percorso artistico a trasformarsi in un’enorme opera concettuale, partendo dal lontano 1861, quando la pena di morte per la sodomia è stata abolita e depenalizzata, e passando attraverso David Hockney, John Singer Sargent, Francis Bacon, Dora Carrington, Ethel Sands e Keith Vaughan. L’invito è quello di una grande riflessione sull’emancipazione dall’eterosessismo celebrando il 50° anniversario della depenalizzazione dell’omosessualità. Clare Barlow, il curatore, ha voluto esprimere un concetto semplice, ma decisivo riguardo all’evento: “C’è sicuramente sofferenza e contemplazione in queste tele, ma sarà uno spettacolo con un sacco di momenti di quiete e davvero bei momenti, e l’arte che celebra proprio la monotonia, da sfondo alla vita quotidiana delle persone, le case che hanno condiviso con i loro amati“.

Insomma, un enorme ripensamento sul dolore di un percorso, che non vuole però più essere un anacronistico grido all’ingiustizia. Sì, perché ciò che fa di questa mostra un’enorme opera di arte concettuale è proprio la semplicità della sua intenzione, ovvero, che forse non ne esista una, nella consapevolezza che l’arte d’amore ha senso proprio in quanto libera da una strumentalizzazione forzata. Non si tratta qui, alla Walter Benjamin, di generare uno choc che produca una chance, ma proprio in questo sta l’ossimoro del Queer British Art: presentare una bellezza ed una quotidianità nel momento in cui ancora sarebbero state rigettate dal mondo. Esplorando come gli artisti si siano espressi in un momento in cui le presunzioni consolidate riguardanti il genere e la sessualità sono state interrogate e trasformate, è possibile dare il via ad un profondo momento di rielaborazione su quello che possa aver contribuito a forgiare un senso di comunità proprio nel periodo in cui terminologia moderna (gay, lesbica, bisessuale e trans) cercava il suo pieno riconoscimento.

La gamma di identità e storie, dal giocoso al politico, dall’erotico al domestico, hanno proprio come obiettivo quello di non enfatizzare un pensiero che promuova ancora quella sottile forma di discriminazione che può andare in due direzioni tanto opposte quanto identiche: il rifiuto del diverso e l’omologazione del diverso. Proprio per via del momento storico specifico in mostra è importante sottolineare che l’unica artista lesbica menzionata nel rilascio è Dora Carrington, una pittrice inglese del 19 ° secolo – vale la pena notare che il sesso lesbico non è mai stato illegale secondo la legge britannica, per ragioni complesse. Non si tratta quindi di una composizione volta a celebrare artisti gay, ma in un certo senso artisti che son stati in grado di legittimare e dare voce a quella che poi è diventata la queer theory.

Lo stesso nome della mostra potrebbe darci un indizio decisivo, dal momento che il termine queer ha assunto la sua specifica accezione odierna a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta vestendosi di orgogliosa auto-affermazione e di differenza positiva. Per capire il significato più profondo e la riflessione generale del Queer British Art 2017 diventa quindi sempre più urgente sbarazzarsi di ciò che Michel Foucault chiama il “discorso di rimando”, che risponde al bisogno di affermazione e rafforzamento di un’identità collettiva: “se la repressione dell’omosessualità è stata condotta tramite l’ideologia della naturalità eterosessuale in opposizione a una parallela e contraria innaturalità omosessuale, la strategia assimilativa […] era stata quella dell’appropriazione del concetto di naturalità affinché esso includesse a pari diritto anche l’omosessualità” (Pustianaz, Genere intransitivo, p. 117). La teoria queer assume pienamente le differenze più assolute, gli scarti e le contraddizioni tra sesso, genere e desiderio sessuale.

Non si tratta quindi di osservare una serie di opere d’arte che voglia mostrarci la mancanza di differenze tra il mondo eterosessuale e il mondo omosessuale, ma se mai la semplice e fondamentale necessità delle differenze, nella consapevolezza dell’esistenza di un’identità che non è fissa e pertanto non può più essere ridotta, etichettata o categorizzata.

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