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Questi Giorni recensione film Venezia 73, Giuseppe Piccioni e una lunga lista di perché

Sono stati bellissimi Questi Giorni”. È una frase che sentite spesso ripetere, per qualsiasi evento: ad esempio, oggettivamente, l’esperienza di Venezia 73 non può che essere assolutamente estasiante. Peccato che questa “formula” di parlato italiano sia stata ripresa anche dal regista Giuseppe Piccioni, presente al Festival di Venezia in concorso per il Leone d’Oro con il suo settimo film: il titolo dell’ultimo lungometraggio italiano presentato in concorso è, per l’appunto, “Questi Giorni”. Se su Spira Mirabilis, altro film italiano in concorso, qualcuno ha cercato di vederci del positivo, se su Piuma – altro lungometraggio italiano presente al Venezia 73 in concorso – la critica si è spaccata a metà, su Questi Giorni sembrano esserci davvero pochissimi dubbi: bocciato su tutta la linea. La ricetta per cercare di portare a casa il Leone d’Oro è delle più banali: ci sono quattro ragazzette alle prese con problemi post-adolescenziali. C’è la ragazza omosessuale innamorata persa dell’amica da cui vuole “fuggire” con una nuova storia di vita a Belgrado. C’è una giovane gravemente malata e invaghita del suo professore (Filippo Timi, ndr.), con una madre (Margherita Buy, ndr.) del tutto irresponsabile e alle prese con i problemi economici. E ancora, il quartetto di “Questi Giorni” si completa con una ragazza che sogna di diventare violinista ma è alle prese con una gravidanza inaspettata e un’altra “piccola donna” alle prese con i problemi amorosi.

Dopo aver presentato i quattro personaggi verrebbe la voglia di alzarsi dalla poltrona e urlare: “Basta, fermate la giostra.” Come se non bastasse, Giuseppe Piccioni ha voluto “torturare” il suo pubblico con una durata del lungometraggio oltremodo inconcepibile: 120’, due ore di pellicola. La prima parte si sviluppa tutta in Italia con la preparazione di un viaggio che ha il sapore del consueto “road trip” all’americana di cui si farebbe volentieri a meno. Ma no, non decolla neanche sullo stile del viaggio di quattro amici: Questi Giorni è un film che di genere non ne ha. Un ibrido tra la commedia e il dramma giovanile. Le storie umane delle quattro ragazze protagoniste rimangono in superficie, non si sviluppano, non trascinano il pubblico a chiedersi: “E adesso cosa succederà?”

Non gira neanche Filippo Timi, uno dei nomi maggiormente conosciuti all’interno del cast di Questi Giorni: il ruolo del professore “invaghito” della sua studentessa appare banale e fuori luogo, una mera caricatura di personaggi già ammirati in commedie del passato che – per fortuna – di successo ne hanno avuto davvero poco. La bella Margherita Buy, invece, ha dato conferma di meritare un curriculum altisonante: la pluri-vincitrice di David Di Donatello e Nastri D’Argento appare l’unica capace di tenere la scena e alzare il livello di questa pellicola in concorso a Venezia 73. Peccato, però, che le sue parti siano ridotte ai minimi termini e la si veda sul grande schermo con il contagocce.

Stilisticamente, invece, Questi Giorni si fa apprezzare per la scelta di riprendere, gran parte del “road trip” delle giovani donne direttamente dall’interno della macchina su cui viaggiano: un piccolo barlume di luce che, però, non basta per salvare un film inconcludente.

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