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Raccolta di firme per riaprire le “case di appuntamento”, coinvolti i sindaci di mezza Italia

Non è la prima volta che si discute di case per appuntamenti, luoghi appartati e sicuri, a detta degli esperti, dove poter consumare un rapporto in tranquillità. Questa volta potrebbero esserci dei significativi risvolti. La proposta parte dal veneto e giunge in abruzzo attraversando mezza Italia, si chiama: “Salviamo i nostri marciapiedi”. Tanti piccoli comuni coinvolti per un unico obiettivo: liberare le strade dalle lucciole riaprendo le case chiuse. Sul tavolo un referendum abrogativo pronto a rottamare, dopo 55 anni, la legge Merlin. Sicuramente non è un’impresa facile: 500 mila firme entro fine settembre.

La proposta è partita dal sindaco leghista di Mogliano Veneto Giovanni Azzolini, è stato lui a promuovere il referendum per abrogare parzialmente la legge Merlin. Obiettivo primario è cancellare gli articoli che impediscono l’apertura di case di tolleranza, senza toccare le norme che puniscono il reato di sfruttamento della prostituzione.
prostituzione


Il mestiere più antico del mondo oggi distinto tra “Outdoor” e “indoor” non vede crisi, anzi proprio la modalità tra le quattro mura domestiche negli ultimi anni ha visto un aumento considerevole: delle 70 mila prostitute stimate in Italia (dal Gruppo Abele), sempre più oggi hanno un tetto sulla testa, altro che abolizione delle case chiuse. Una controtendenza che sembra riaffiorare gli ardori di un tempo: ritorno ai cinema, sale Bingo e slot machine, diffusione di centri relax (specialità di cinesi e thailandesi) e il boom di appartamenti, ma non bisogna dimenticare i locali mascherati da innocui e sobri night club. Vincenzo Castelli, presidente di On the road, associazione di sostegno alle vittime della tratta, spiega: “Sembra paradossale, ma la strada è più sicura per noi è più difficile intercettare le ragazze sfruttate al chiuso”.

Pia Covre, del Comitato per i diritti civili delle prostitute, penalizza il referendum spiegando: “È un’iniziativa poco seria, che non coglie la complessità del fenomeno e rischia di risolversi in un ennesimo spot politico. Ne riparleremo quando arriveranno a 250 mila firme”.

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