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Raffaele Sollecito libro: la dedica per Massimo Bossetti

Raffaele Sollecito, assolto nel 2015 in Cassazione insieme ad Amanda Knox per l’omicidio della coinquilina Meredith Kercher dopo aver scontato quattro anni di carcere, ha scritto un libro. Il racconto della vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto dal titolo ‘Un passo fuori dalla notte’, e di cui in queste ore si sta parlando molto perché il giovane pugliese ne ha dedicato una copia a Massimo Bossetti, il carpentiere bergamasco condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, uccisa a Brembate di Sopra (Bergamo) il 26 novembre del 2010.

E’ lo stesso Sollecito a confermare l’indiscrezione al Corriere della Sera: “Sì, ho fatto una dedica a Massimo Bossetti su una copia del mio libro”. Alla presentazione a Todi era presente anche Claudio Salvagni, uno dei difensori di Bossetti, che ha acquistato due copie del volume. Quando Sollecito ha saputo che una era per Bossetti ha chiesto di potergli scrivere una dedica: “Era presente anche il dottor Raffaele Sollecito. Al termine del convegno ho acquisto due copie del suo libro, una per me e una per Massimo. Abbiamo chiacchierato, gli ho detto per chi era la seconda copia, allora lui ha voluto scrivergli la dedica”, ha spiegato Salvagni, precisando inoltre che “il contenuto è una questione privata”, ha chiarito il legale.

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Bossetti è in carcere da tre anni, Sollecito è stato detenuto per 4 anni. La lunga e ingiusta detenzione (Bossetti si dichiara infatti innocente e vittima di un clamoroso errore giudiziario) li lega e probabilmente l’ingegnere pugliese ha voluto scrivergli parole di conforto. Se l’Odissea giudiziaria di Sollecito si è conclusa (la sua richiesta di risarcimento di 516mila euro è stata infatti respinta), l’iter di Massimo Bossetti è invece ancora nel pieno del suo svolgimento: il prossimo 30 giugno avrà infatti inizio a Brescia il processo d’Appello per l’omicidio di Yara Gambirasio. Nei giorni scorsi la difesa del carpentiere ha depositato 102 pagine di motivi aggiunti alle 260 già consegnate in Corte d’assise a Brescia: il ricorso punterà essenzialmente a dimostrare che la prova regina che ha motivato la condanna in primo grado è figlia di un errore investigativo. Di questo sono convinti gli avvocati di Bossetti, che dunque hanno chiesto alla Corte una super perizia sul Dna atta a dimostrare la loro tesi.

 

 

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