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Raffaele Sollecito a OpenSpace: garantista verso Massimo Bossetti

Ospite, questa sera, domenica 11 Ottobre 2015, nella prima puntata di OpenSpace, il nuovo programma condotto da Nadia Toffa ed in onda su Italia 1, Raffaele Sollecito, assolto definitivamente dall’accusa di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher, ha risposto sia alle domande della Iena che del pubblico parlando di quanto accaduto in carcere, ma anche dicendo il suo parere in merito al caso riguardante la morte di Yara Gambirasio e il processo a Massimo Bossetti e confermando di essere “assolutamente garantista” nei confronti dell’operaio di Mapello.

Proprio in merito al caso della ginnasta di Brembate, davanti a Nadia Toffa Raffaele Sollecito ha detto: “Non riesco a esprimermi se definirlo innocente o colpevole, ma per quello che mi raccontano i media, sono estremamente flebili come argomenti. Quel Dna di cui hanno parlato, almeno ai miei occhi, leggendo solo i giornali online, non è una prova così forte”. Per Sollecito, quindi, secondo le informazioni apprese tramite internet, il Dna che ha portato Bossetti in carcere non è una prova così forte. Il giovane ha poi aggiunto: “Se i media mi tartassano ogni giorno di racconti sulla famiglia di Bossetti, che ha poco a che fare come fattualità con le responsabilità di una persona, che idea mi posso fare? Mi posso fare un’idea su com’è la sua famiglia, la sua personalità ma non ha nulla a che fare con il sospetto, con il processo o con le responsabilità di Bossetti”. Puntando il dito contro il modo con cui giornali e programmi tv hanno trattato i vari casi di cronaca, Sollecito ha poi concluso dicendo: “Anche in altri casi come Avetrana, Garlasco, parlano della vita privata di queste persone, sono comunque delle persone, non sono dei burattini o degli attori”.

Parlando invece della sua esperienza in carcere e delle possibili avance ricevute Raffaele Sollecito ha confidato che: “Sì, ci sono varie vicissitudini di attenzioni, non di violenze. […] Ci sono degli angoli molto particolari tipo le docce piuttosto che la tromba delle scale, punti pericolosi dove non ci sono telecamere e ci sono momenti di passaggio in cui le guardie non ti seguono. Quindi, è lì che i detenuti che vogliono rivalersi di qualcosa e fare un attentato nei confronti di un altro, fanno delle violenze” aggiungendo, però: “ Io non sono mai stato oggetto di violenze […], parlavo di avances, attenzioni particolari ossia quando c’era qualche detenuto che aveva mancanze “affettive” abbastanza forti, indipendentemente dalla sua sessualità, tentava approcci. Ci hanno provato? Sì, anche quando non me lo aspettavo, qualche volta è successo”.

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