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Rapimento Davide Cervia: il ministro Trenta vuole istruire una commissione parlamentare d’inchiesta

Torniamo ad occuparci della scomparsa di Davide Cervia: il caso del possibile insabbiamento giudiziario che ha smosso l’Italia intera. Dopo una battaglia giudiziaria ventennale, il rapimento dell’ex sergente della Marina Militare italiana, scomparso la vigilia della Guerra del Golfo, torna oggetto in questi giorni di interesse politico. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta sta sollecitando le rappresentanze politiche al fine di istruire una commissione parlamentare ad hoc per fare luce sul caso. La famiglia di Cervia, in particolare, la moglie Marisa Gentile che da sempre si fa portavoce della sofferenza e della sete di giustizia di tutti i famigliari dell’ex militare, è convinta che la scomparsa di Davide sia da imputarsi alle grandi conoscenze hi-tech del marito. Ricordiamo l’allora imminente guerra del Golfo, contestualizziamo il tutto alla luce del periodo storico del fatto (gli anni ’90) e potremo ben immaginare quanto potesse essere interessante una figura qualificata come Davide Cervia per le Potenze mondiali coinvolte nella tensione bellica.

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Rapimento Davide Cervia: commissione di inchiesta ministro Trenta

La posizione del Ministero della Difesa potrebbe apparire scomoda sotto alcuni punti di vista. Le accuse che vengono mosse riguardano un intralcio alla funzione giudiziaria: depistaggio, omissioni e negligenze che avrebbero contribuito ad insabbiare il caso pregiudicando il ritrovamento del militare. La famiglia Cervia ne è convinta da sempre. Il vecchio ministro della Difesa Roberta Pinotti, dice Marisa Gentile durante un’intervista a “La Storia Oscura” su Radio Cusano Campus, ha sempre negato ogni responsabilità dello Stato incaricando addirittura l’Avvocatura di Stato di impugnare il provvedimento di condanna “simbolica” (risarcimento del danno pari a 1 euro) emesso dal Tribunale di Roma. Marisa non nasconde la riconoscenza manifestata nei confronti del ministro Trenta: «So che lo stesso ministro sta lavorando affinché alcuni parlamentari, soprattutto del M5S, propongano la costituzione di un’apposita commissione parlamentare d’inchiesta per fare chiarezza sul caso Davide». La commissione parlamentare è uno strumento importante, costituzionalmente garantito dall’art. 82, che consente alle rappresentanze parlamentari di indagare su questioni controversie e di interesse collettivo con gli stessi poteri (e limitazioni) dell’Autorità Giudiziaria. E’ confortante sapere che il ministro Trenta, non solo dichiara di essere intenzionata a non dare seguito all’azione di impugnazione della sentenza, ma è intenzionata a fare chiarezza sul caso attraverso la commissione: è giusto che lo Stato ammetta, se veramente è responsabile, in tutto o in parte, le proprie colpe.

Svolta sul caso Davide Cervia aggiornamenti

Le istituzioni italiane non hanno mai dimostrato solidarietà e collaborazione nei confronti della famiglia Cervia – afferma Marisa Gentile: “prima dell’arrivo del ministro Trenta abbiamo sempre dovuto lottare proprio contro coloro che invece avrebbero dovuto aiutarci”. La famiglia Cervia si aspetta molto, ora, da chi ci rappresenta al governo e la donna si dice sollevata, almeno in parte, per aver ricevuto le scuse da parte dello Stato. “Oggi, trovarsi di fronte a un ministro che non solo rinuncia all’appello ma chiede scusa a nome dello Stato per tutto quello che come famiglia Cervia abbiamo subito in tutti questi anni, per come sono state condotte le indagini e per i tanti errori che sono stati fatti da vari organi istituzionali, mi sembra veramente un’inversione di tendenza rispetto al passato, un grande risultato”. Le aspettative a questo punto – afferma la moglie di Davide – sono alte: “ora noi ci aspettiamo che si faccia chiarezza sull’intera vicenda e ci aspettiamo anche che qualcuno pensi ai miei due figli Erika e Daniele, privati fin da piccoli del papà. Privati della loro serenità, ancora oggi portano su di loro le ferite morali e psicologiche di questa assurda storia; anche alla luce delle minacce, delle telefonate e delle lettere anonime che abbiamo ricevuto negli anni e degli attentati che abbiamo subito in casa”.

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