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Razzismo: una questione sociale da affrontare

Ancora una volta è stata superata la soglia della decenza. Un limite troppo spesso cancellato da ignoranza e stupidità. Passata l’onda emotiva, però, arriva inevitabilmente il tempo delle riflessioni.

La prima, è una sensazione di umana vicinanza a quanti sono oggetto di quotidiani oltraggi razzisti. Già, perché Boateng è il giocatore è del Milan che si arrabbia, lascia il campo di gioco e  risveglia le coscienze di mezzo mondo. Ma (idealmente) Boateng è pure il venditore ambulante, ormai nostro vicino di casa, che viene considerato (ahinoi spesso anche dalla istituzioni) un cittadino o peggio ancora un uomo di serie B. Probabilmente è ora che il nostro Bel Paese faccia una profonda opera di outing. In Italia il razzismo c’è, esiste, permea la nostra società (in)civile. E’ presente negli stadi (ricordiamo gli episodi dell’ivoriano del Messina Zoro offeso dai tifosi interisti e del camerunense dell’Inter Eto’o beccato da quelli del Cagliari) perché è presente nella nostra vita. E non da adesso.

L’ultimo censimento ha stabilito che la crescita demografica dello Stivale è il frutto dell’arrivo di stranieri e della nascita di una generazione di nuovi italiani. Sì, di nuovi italiani, con buona pace di tutti. E’ normale che questo dato imponga anche e soprattutto a livello politico la questione cruciale della convivenza tra le diverse anime ed etnie presenti nel nostro Paese. Una questione che può essere risolta partendo dalla base, dalla scuola. Mai come adesso il ruolo dell’istruzione è fondamentale. Altrimenti il nostro villaggio globale è destinato ad implodere.

 

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