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Reddito di cittadinanza 2019, l’assegno di ricollocazione sospeso: ecco cosa cambia

Nella legge di conversione del decreto su reddito e cittadinanza e Quota 100, si legge che soltanto i requisiti per il reddito di cittadinanza danno diritto anche all’Assegno di Ricollocazione, il provvedimento a sostegno dei disoccupati previsto dal Jobs Act, ma che è stato attivato a partire del 2018. L’assegno di ricollocazione era una misura nata per dare una mano alle persone senza lavoro a ricollocarsi nel mercato: per questo il Governo aveva pensato di dare una somma di denaro non al  disoccupato, ma da destinare ad un servizio di assistenza intensiva.

Assegno di ricollocazione: cosa cambia nel 2019

Finora era stato indirizzato ai disoccupati in NASPI da almeno 4 mesi e ai lavoratori in CIGS, adesso col decreto 4 2019, quello sul reddito di cittadinanza e Quota 100 le cose sono cambiate. Diciamo che essendo state già stanziate tutte le risorse, non c’era più la possibilità di mantenere come prima tale misura a sostegno dei disoccupati: ecco dunque la sospensione dell’Assegno di Ricollocazione per i percettori di NASPI, confermato invece per i lavoratori in CIGS. In altre parole dal 2019 soltanto chi ha i requisiti per il reddito di cittadinanza potrà usufruire dell’Assegno di ricollocazione. Secondo le stime saranno parecchi i disoccupati, oltre 100 mila, che lo perderanno nel corso del 2019 e sono coloro che non possono far ricorso al reddito di cittadinanza perché manchevoli di alcuni requisiti, ad esempio ISEE inferiore a 9360 euro.

Assegno di ricollocazione: l’unica via è il reddito di cittadinanza

La procedura secondo la legge 26 2019 per il triennio 2019-2021 prevede che il beneficiario del Reddito di cittadinanza dopo 30 giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceva dall’ANPAL l’attribuzione dell’Assegno di ricollocazione da spendere presso i Centri per l’impiego o presso agenzie private per il lavoro accreditate dalle Regioni. Entro 30 giorni poi, pena la decadenza del Reddito di cittadinanza, le persone debbono scegliere il soggetto a cui andrà erogato il sussidio di ricollocazione. Il servizio di assistenza nella ricerca del lavoro dura 6 mesi: nel caso in cui l’agenzia scelta non si  attivi  nella ricollocazione il beneficiario ha tutto il diritto di rivolgersi ad un altro soggetto. L’importo è proporzionale alla difficoltà di collocazione del profilo professionale  del lavoratore, che può oscillare da 250 a 5mila euro, e va erogato all’ente che fornisce il servizio solo in caso di assunzione del disoccupato. Il servizio di assistenza alla ricollocazione deve prevedere tra le tante cose: l’affiancamento di un tutor; il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la relativa area, con eventuale percorso di riqualificazione professionale; e l’obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare all’ANPAL il rifiuto ingiustificato da parte dell’interessato di svolgere le attività individuate dal tutor o il rifiuto di un’offerta di lavoro. A monitorare l’andamento delle risorse l’ANPAL, che potrà sospendere l’erogazione di nuovi assegni quando ci sia un rischio di esaurimento delle risorse.

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