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Reddito di cittadinanza, la storia di Roberto: «La mia richiesta rischiava di essere respinta per un accento…»

Per un «accento» stava per perdere il reddito di cittadinanza, proprio così. Roberto Alì, un tecnico elettronico di trent’anni aveva visto la sua pratica arenarsi per via di una “incongruenza anagrafica” registrata dall’Inps. A raccontare la storia di questo giovane catanese doc che ha presentato la domanda non tanto per il beneficio in sé, quanto per le ottime prospettive di lavoro in regola che ne derivano, il sito  “La Sicilia.it”. Dunque non si parla di assistenzialismo, da di volontà concreta di rientrare nel mondo del lavoro.

Reddito di cittadinanza, la storia di Roberto: «La mia richiesta rischiava di essere respinta per un accento…»

«Io non mi arrendo. Ho 30 anni e ho sempre dovuto lavorare in nero… sono stato messo in regola solo per 3 mesi in un fast food, e ho dovuto pure fare vertenza per avere i pagamenti dovuti… davvero per poter lavorare legalmente devo andare all’estero?», ha raccontato Roberto Alì che ha una compagna e una bambina da mantenere ed è a loro che pensa: «La mia richiesta rischiava di essere respinta per un accento…». Nella lettera inviata alla rubrica “Lo dico a La Sicilia” il giovane ha scritto che la sua domanda, presentata lo scorso 20 marzo attraverso un patronato, «è risultata “non lavorabile” perché il programma dell’Inps non riconoscerebbe i cognomi con gli accenti…». Roberto Alì ha confidato: «Mi è sembrato di sognare ho pensato “non può essere vero”. Ho immediatamente chiesto un appuntamento all’Inps, che mi è stato fissato solo il 17 maggio, ma neanche l’impiegata ha saputo rispondermi in modo adeguato. Come accettare una risposta del genere? Davvero devo essere tagliato fuori dalla società per un accento? Io continuo comunque a fare colloqui di lavoro, con i datori che chiedono sempre se sono percettore di reddito di cittadinanza perché in questo modo possono godere degli sgravi fiscali… Io sono un tecnico elettronico (…)Tanti miei amici ora lavorano in Spagna, Francia e Inghilterra e mi dicono “vieni, qui il lavoro c’è ed è ben pagato”. Ma come posso lasciare la mia terra, la mia famiglia?».

Reddito di cittadinanza respinto per un accento? Il chiarimento del direttore provinciale Inps

Una questione spinosa, a cui tuttavia si è riusciti a venire a capo. Oggi, infatti, Roberto è più sereno e speranzoso, nonostante i tempi difficili. Tuttavia, sempre al portale “La Sicilia.it”, Gaetano Minutoli, direttore provinciale Inps, ha voluto chiarire: «È riduttivo affermare che si tratti solo di un problema di accenti. Nel caso specifico si è trattato di una divergenza tra l’anagrafica inserita nella domanda e quella presente in archivio che ha ingenerato un blocco momentaneo nella lavorazione della pratica. Quindi non si tratta di non poter lavorare le domande presentate da utenti il cui cognome ha l’accento, ma in generale di incongruenza anagrafica». Un caso su un milione forse, che comunque dimostra come sia spesso difficile per i Caf e Patronati verificare l’esattezza dei recapiti, delle informazioni e dati trasmessi.

leggi anche l’articolo —> Reddito di cittadinanza 2019, cosa rischia chi lavora in nero: sanzioni, revoca e penalità

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi", “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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