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Reddito di cittadinanza news: le modifiche della Lega, Salvini mette dei paletti

Il reddito di cittadinanza non trova pace e continua a far discutere Lega e Cinquestelle che faticano a trovare un accordo. Se da una parte Luigi Di Maio cerca, non senza difficoltà, di trovare un’intesa con Comuni e Regioni riguardo ai programmi assistenziali e all’assunzione dei cosiddetti navigator, dall’altra si registrano all’incirca 1.600 emendamenti sul decreto che regolamenta i nuovi sussidi. A far discutere maggiormente la coalizione è una modifica invocata dal Carroccio che chiede l’eliminazione del doppio incentivo per le aziende del Mezzogiorno che assumono lavoratori sotto reddito. Il decreto vorrebbe, infatti, che si sommassero la decontribuzione al 100% prevista in Finanziaria e il credito d’imposta pari al sussidio non utilizzato dal percettore reclutato. Ma la Lega non ci sta e l’emendamento suscita lo sdegno del ministro per il Sud Barbara Lezzi, che in un post su Facebook scrive: “Sono sconcertata. Non comprendo le ragioni per cui si intende penalizzare il sistema produttivo del Sud che, agendo in un contesto più difficile, merita un sostegno per incrementare l’occupazione. Sono certa che si ritirerà l’emendamento”. Proprio nei giorni scorsi, il governo aveva chiesto che fossero approvati soltanto cambiamenti di carattere correttivo o che ne fossero proposti degli altri che seguissero comunque la stessa direzione, come l’estensione delle risorse per famiglie con disabili o la proroga annuale per le donne.

Reddito cittadinanza: la posizione di Salvini

La realtà in cui si va definendo il reddito di cittadinanza è, però, ben meno conciliante. Mentre il Movimento 5 Stelle chiede di modificare le scale di equivalenza per premiare i nuclei più numerosi e di ricalcolare le pensioni dei sindacalisti in modo più restrittivo; la Lega avanza le sue pretese, imponendo che il sussidio venga rinnovato una sola volta per un periodo pari alla prima erogazione e spetti a chi ha avuto un’occupazione negli ultimi due anni. Chiede, inoltre, di bloccare l’erogazione degli assegni previdenziali a latitanti ed evasi e di vincolare l’accesso al reddito a chi, tra i 18 e i 28 anni, ha svolto il servizio civile obbligatorio per un anno. La proposta del Carroccio, prevede poi, che si facciano salire a 36 le ore destinate ai lavori sociali per i Comuni e che si penalizzino gli evasori fiscali, con una trattenuta del 10% dal reddito che serva per pagare i pregressi di Imu, Tasi e Tari non versati. Naturalmente, le restrizioni di Salvini non possono non riguardare gli immigrati: questi, anche se in Italia da dieci anni, devono presentare la documentazione del Paese d’origine ai fini del calcolo Isee che dimostri il loro reale patrimonio. E in merito agli italiani rimpatriati, la Lega propone un bonus fiscale del 30%.

Reddito, controlli più severi tra gli aventi diritto

I paletti imposti dalla Lega al reddito di cittadinanza riguardano anche i controlli: l’ispettorato nazionale del lavoro deve poter accedere alle banche dati dell’Inps mentre la polizia municipale ha l’obbligo di verificare che divorzi e separazioni avvenute dopo il primo settembre 2018 siano reali, tra coloro che richiederanno il reddito di cittadinanza. Le pensioni, secondo il partito di Salvini, subiranno un aumento a 45.000 euro per l’anticipo delle liquidazioni dei dipendenti pubblici da erogare con un prestito bancario garantito dallo Stato, a fronte dei 55 mila previsti dal M5S. Il vicepremier Di Maio, dal canto suo, continua a trattare con Anci e Regioni per far funzionare al meglio quanto previsto dal decreto. Dagli incontri con sindaci e governatori, è risultata una continuità sui programmi assistenziali iniziati con il Rei, ma non si è ancora trovato un punto d’incontro sull’assunzione dei 6 mila navigator che, secondo i Cinquestelle non possono essere reclutati dalle Regioni, al più saranno stabilizzati dagli enti locali solo in futuro.

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