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Reddito di cittadinanza, uomo perde l’assegno perché rifiuta di tagliarsi la barba

Il reddito di cittadinanza ha le sue regole e infrangerne anche solo una può comportare dei rischi. Lo sa bene il cittadino musulmano che a causa del rifiuto di radersi la barba ha perso la possibilità di usufruire del sussidio. È avvenuto nei Paesi Bassi: l’uomo, di cui non è stata svelata l’identità per motivi di privacy, ha perso l’assegno sociale per rimanere fedeli ai propri principi religiosi. Gli era stato offerto un tirocinio per il quale stava seguendo un corso di preparazione in vista di una possibile assunzione in una ditta che smaltisce materiali in amianto. Il requisito indispensabile posto dall’azienda sarebbe stato la rasatura della barba perché il pericolo che le particelle di amianto finissero tra i peli, avrebbe causato un danno per la sua salute. Inoltre, la barba avrebbe impedito all’uomo di indossare la maschera respiratoria che avrebbe potuto proteggerlo.

Reddito di cittadinanza, l’uomo rivendica il diritto alla libertà religiosa

L’uomo, che si è rifiutato di tagliare la barba per rispettare la propria fede islamica, si era detto disponibile ad indossare una maschera respiratoria adatta a chi porta la barba lunga, ma la richiesta si è dimostrata incompatibile con le necessità di quel tipo di addestramento. Pertanto, il tribunale ha sentenziato la sospensione dell’assegno “pagato con soldi pubblici che altrimenti sarebbero stati sprecati”. Il cittadino si è, dunque, appellato all’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti umani, che tutela la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, ma i giudici hanno dato ragione al Comune di Amersfoort che aveva deciso di sospendere per un mese il “participatiewet”, l’assegno sociale che assicura un reddito minimo a tutti i residenti legali nei Paesi Bassi. Riconoscendo che si è trattato “inequivocabilmente di una violazione del diritto della persona alla libertà religiosa”, il tribunale ha anche stabilito che ciò fosse comunque necessario per il bene della società.

La sentenza della Corte nega l’assegno all’uomo

Nella sentenza della Corte si legge che la partecipazione al tirocinio “era stata fornita con una garanzia di lavoro”, dunque “la formazione era un’eccellente, concreta possibilità di lavoro regolare”; pertanto, “a causa del rifiuto di partecipare alla formazione, il ricorrente non ha fatto uso dell’opportunità garantita di accedere al mercato del lavoro. Di conseguenza, ha messo indebita pressione sui fondi pubblici a scapito di coloro che, in solidarietà, sostengono i costi del ‘Participatiewet’, cioè tutti i cittadini.”. Alla decisione della Corte di “proteggere i diritti e le libertà altrui”, si è aggiunta la considerazione, da parte dei giudici, che qualsiasi altra prospettiva di lavoro per l’uomo sarebbe stata nulla, in quanto i trascorsi in prigione, i problemi psicologici e gli episodi di dipendenza dal gioco d’azzardo avrebbero condizionato qualsiasi altra opportunità: motivo in più per sacrificare la barba.

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