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Reddito di inclusione sociale 2016: che cos’è, chi riguarda, cosa piace e non piace del ddl povertà

Il reddito di inclusione sociale potrebbe diventare presto realtà. Dopo che la Camera ha dato il “la” al disegno di legge delega sulla povertà, il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Non senza, però, aver scatenato qualche polemica.

Innanzitutto, che cosa prevede il ddl povertà? La misura, di iniziativa governativa, contiene all’interno “norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”. L’intenzione del Governo è quella di rendere strutturale una forma di sostegno al reddito che coinvolgerà le persone più indigenti, previo calcolo Isee e adesione a un percorso individualizzato di inclusione sociale e lavorativa.

Come riportato da l’Avvenire, tra gli emendamenti approvati ce n’è uno a favore delle famiglie povere con figli disabili a carico e un altro che riconosce come persone a rischio povertà le donne in stato di gravidanza accertata.

Renzi in un tweet ha parlato di “prima misura organica della storia repubblicana contro la povertà”, per finanziare la quale il Governo stanzierà 1,6 miliardi in due anni. Il Fondo verrà incrementato di anno in anno fino ad arrivare a coprire, a detta del Governo, tutti quei nuclei familiari in condizione di povertà assoluta, innanzitutto interessando quelli dove sono presenti figli minori o disabili gravi, o ancora disoccupati over 50.

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Le critiche più efferate sono arrivate dal Movimento 5 Stelle, che oltre ad accusare il Governo di aver “scimmiottato” il reddito di cittadinanza, denuncia altri aspetti a suo dire iniqui legati all’insufficienza delle risorse.

C’è chi, infatti, ha fatto due conti, mettendo in discussione la bontà del provvedimento del Governo alla luce degli ultimi dati ISTAT, che parlano di 4,6 milioni di persone che vivono in povertà assoluta, a cui vanno aggiunti 8,3 milioni di poveri relativi: il reddito così predefinito potrebbe portare nelle tasche dei soggetti interessati una cifra davvero esigua. Caritas Italiana parla di un importo compreso tra gli 80 euro a persona fino ad un massimo di 400 euro mensili per l’intero nucleo familiare: “un primo passo importante, ma non soddisfacente”. Anche Tito Boeri ha criticato il provvedimento, facendo notare che nell’iter parlamentare “il testo ha perso dei pezzi importanti”.

A noi non resta che aspettare: nel caso in cui il ddl povertà venga approvato definitivamente, si trasformerà in una legge delega, di cui il ministro del Lavoro comunicherà tutti i dettagli.

In apertura: Roman Bonnefoy/Wikimedia Commons

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