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Referendum 4 dicembre: 9 cose sbagliate che vi hanno detto, da entrambe le parti

Referendum 4 dicembre: il dibattito di questa lunghissima campagna elettorale non ha risparmiato facile demagogia, terrorismo psicologico, approssimazione, e mezze verità da entrambe le sponde, il cosiddetto Fronte del SI’ ed il cosiddetto Fronte del NO. Facciamo un elenco, non certo esaustivo, delle inesattezze propagandate da ambo le parti.

  1. Se vince il SI’ ci sono spettacolari miglioramenti (secondo il Fronte del SI’) o paurosi peggioramenti (secondo il Fronte del NO). Nè l’una, nè l’altra, non immediatamente. Le modifiche entrerebbero in vigore con la prossima legislatura, dopo le prossime elezioni, che non è detto avverranno a breve.
  2. Se vince il NO, Renzi si dimette – Anche questa circostanza, temuta dai fautori del SI’, ed auspicata da quelli del NO, è abbastanza remota. L’attuale Presidente ne ha fatto un punto d’onore, dicendo che in caso di fallimento della riforma abbandonerebbe la vita politica. Nessuna legge lo obbligherebbe a farlo peraltro. Quindi a meno di un suo sussulto di nobiltà, che gli farebbe solo onore, sembra improbabile. In ogni caso, non significherebbe immediate elezioni. Come minimo verrebbe incaricato un nuovo Presidente del Consiglio per arrivare a fine legislatura, ossia fino al 2018.
  3. La riforma del Senato renderà più veloce l’approvazione delle leggi – Uno degli argomenti principali a favore del SI’ alla riforma. Sicuramente gli intenti iniziali dovevano essere questi, ma per come la riforma è uscita dalle annose trattative parlamentari, il risultato sulla velocità del processo legislativo sarà, nella migliore delle ipotesi, invariata. Intanto esiste una lunga serie di materie su cui l’approvazione rimane demandata ad entrambe le camere, come previsto dal nuovo Articolo 70 della Costituzione. Inoltre, le leggi approvate dalla Camera possono essere comunque soggette a proposte di modifica da parte del Senato, che ha 10 giorni per decidere di modificarle e 30 giorni per proporre modifiche, sulle quali la Camera deve votare ancora. Come detto, il famoso “ping pong” tra le due camere non sparisce affatto, e il processo legislativo non viene sottratto ai cosiddetti “giochi di palazzo”. C’è un limite al tempo che il Senato può “far perdere” per modificare il disegno di legge, ma se quando questa torna alla Camera, sono cambiati i rapporti di forza, cosa quanto mai frequente, la legge stessa può sempre saltare.
  4. In caso di vittoria del SI’ ci sarebbe la “deriva autoritaria” – Verrebbe da dire “Magari fosse vero”. La Costituzione Italiana è tutta architettata, dalla Costituente reduce dalla Seconda Guerra Mondiale, con il terrore di ricadere in una qualsivoglia “deriva autoritaria”. Come visto al Punto 3, il processo di formulazione delle leggi non sarà affatto più veloce (magari lo fosse). La riforma inoltre non tocca il famigerato Articolo 67, quello secondo cui i parlamentari “non hanno vincolo di mandato”, ossia l’articolo che autorizza qualsiasi parlamentare a cambiare partito, tradendo di fatto il mandato degli elettori. Articolo inserito a suo tempo per evitare la famosa “deriva autoritaria”, e che ha reso qualsiasi governo ostaggio dei voltagabbana di turno. A meno che non sia il Governo stesso a fare “campagna acquisti”. Chi si compiace del fatto che i governi non possano governare efficacemente, pena l’arrivo della famosa “deriva autoritaria”, può dormire sonni tranquilli.
  5. In caso di vittoria del SI’ chi ha il Governo della maggioranza degli enti locali, può spadroneggiare in Senato – E’ sostanzialmente vero, ma se non vi piace che un certo partito abbia la maggioranza in Parlamento, prendetevela con chi lo vota, a livello nazionale o locale. Ogni popolo ha il governo che si merita.
  6. Se vince il NO, si torna indietro di 30 anni – Assolutamente infondato. Se vince il NO si rimane come adesso, o come 1, 2, 5 o 10 anni fa, quando le stesse forze che adesso vogliono il SI’, bocciarono un’altra riforma. E peraltro le eventuali riforme, in caso di vittoria del SI’, entrerebbero in vigore solo dopo le prossime elezioni, quando e se avverranno.
  7. Se vince il SI, le Regioni non potranno bloccare le grandi opere di interesse nazionale – Su questo concordano entrambi i fronti. La differenza è che per il Fronte del SI’, questo sarebbe un bene, mentre per il Fronte del NO, questo sarebbe un male. Non ci crederete, ma hanno torto entrambi. Il problema non è consentire allo stato di calpestare gli interessi locali, o al contrario consentire agli interessi locali di intralciare opere di interesse nazionale. Il problema è che negli stati troppo grandi, e l’Italia è uno degli stati unitari con più abitanti (proprio così, dato che nazioni come Australia, Canada e gli stessi USA sono divisi in tanti stati da pochi milioni di abitanti), le decisioni locali non impattano direttamente, in positivo o in negativo, sulle tasche, o meglio le tasse, dei cittadini locali. Il gettito fiscale e la spesa pubblica sono due enormi calderoni in cui entra ed esce di tutto. Le comunità locali non hanno incentivi ad ospitare le grandi opere, e non hanno nessuno disincentivo dal rifiutarle. Non se ne esce, gli stati liberi e prosperi sono quelli piccoli (o suddivisi in piccoli stati), in cui i cittadini hanno subito una conseguenza fiscale positiva o negativa da qualsiasi scelta, e valutano volta per volta se gli conviene questa o quella scelta. E le scelte demagogiche hanno vita breve, come abbiamo visto coi referendum svizzeri sul reddito di cittadinanza e sul nucleare.
  8. Se vince il NO, falliscono 8 banche – Fosco vaticinio adombrato da “autorevoli” giornali stranieri, viene avvalorato dai fautori del SI’ e contestato da quelli del NO. Altro caso in cui, si perde di vista il nocciolo del problema. Il ragionamento sarebbe che un governo il cui prestigio, o i cui margini di manovra, venissero indeboliti dalla bocciatura della riforma, non sarebbe in grado di salvare le numerose banche in crisi. Ebbene, quale che sia la verità, la domanda è un’altra: per quale motivo le banche mal gestite devono essere salvate col denaro dei contribuenti? Si adoperi la normativa europea in vigore, il “temutissimo bail-in”, e si lascino a bocca asciutta i dirigenti che hanno “mal gestito”.
  9. Se vince il SI’ la gestione del sistema sanitario pubblico tornerà dalle regioni al governo centrale – Anche su questo aspetto, si dibatte sul fatto che sia giusto o no che questo avvenga. Discussione di lana caprina, purtroppo. Il Fronte del SI’ ci vede la possibilità di governare in modo finalmente più efficiente la Sanità (ed altri servizi, come turismo e politiche sociali) delle regioni peggiori. Il Fronte del NO ci vede il rischio che la qualità delle Regioni migliori si livelli verso il basso, al livello di quelle peggiori. Il problema, ancora una volta, è che va messo in discussione l’intero sistema sanitario pubblico. Già oggi, anche nelle regioni migliori, non è possibile assicurare prestazioni gratuite, soprattutto visite specialistiche, in tempi brevi. O si paga per intero o si aspetta 6 mesi. Dopo aver già pagato quella prestazione attraverso l’imposizione fiscale. Il Sistema Sanitario Pubblico alla lunga non può funzionare. O si provvede ad una riforma che lo smantelli del tutto, lasciando nel contempo una bella fetta di tasse nelle tasche dei contribuenti, oppure il declino, con uno stato sempre più indebitato, sarà costoso e inarrestabile. E intanto fatevi un’assicurazione sanitaria che non si sa mai…

 

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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