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Referendum 4 dicembre 2016 Testo, quesito e cosa cambia per Senato, Presidente della Repubblica, Regioni, Province, CNEL: le differenze tra sì e no

Il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016 è ormai alle porte. Si voterà questa domenica, poi sarà tempo di responsi, con tutte le conseguenze del caso. Sarà una settimana decisiva per l’esecutivo targato Renzi: l’opposizione spinge, sperando di far crollare il governo targato PD. L’attuale Presidente del Consiglio continua a rilanciare: “Cambiamo ora o mai più.” In tutto questo, i cittadini sono i balia degli strilloni. Necessita chiarezza su cosa si voterà domenica 4 dicembre 2016 e quali saranno i cambiamenti per l’Italia che, comunque vada, dalla prossima settimana sarà diversa, sia che vinca il sì, sia che vinca il no. Vediamo insieme, in questo lungo excursus di analisi sul testo del Referendum del 4 dicembre 2016, cosa cambia per Senato, Presidente della Repubblica, Poteri dell’esecutivo, Abolizione Province e CNEL, riforma Titolo V (regioni) e quale sarà il quesito a cui bisognerà rispondere. 

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REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016 QUESITO

Quale sarà il quesito tanto discusso a cui gli italiani saranno chiamati a rispondere domenica 4 dicembre 2016 in occasione del Referendum Costituzionale? Eccolo di seguito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?”

REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: IL SENATO

Giorno 5 dicembre 2016, dopo il Referendum Costituzionale, come potremo ritrovare il Senato italiano? Analizziamo le due opzioni.
Prendiamo in esame la vittoria del SI: Toccherà alla Camera dei deputati votare la fiducia al governo e approvare le leggi. Tutte? No, ci saranno delle eccezioni: ci vorrà l’ok anche di Palazzo Madama per le leggi costituzionali, minoranze linguistiche, referendum, trattati Ue, enti territoriali o l’elezione e la decadenza dei senatori.  Alle elezioni politiche si voterà solo per la Camera. Il Senato sarà la rappresentanza delle istituzioni territoriali e sarà composto da 100 membri: 95 scelti dalle Regioni (21 sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica con una durata di sette anni. Le modalità dell’elezione dei senatori verranno chiarite con una legge futura.  I senatori a vita restano in carica e non è prevista indennità aggiuntiva per i senatori che non percepiranno stipendio aggiuntivo. Non muta l’immunità: resta invariata quella parlamentare. Infine, scompare il limite di età per essere eletti, ovvero anche al di sotto della soglia dei 40 anni.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: il Senato approva leggi e vota la fiducia. I senatori restano 320 e sono eletti su base regionale. Per votare bisogna avere almeno 25 anni. Per essere eletti 40.  Tutti gli ex presidenti della Repubblica sono di diritto senatori a vita e il Capo dello Stato in carica ne può nominare altri 5.

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REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Cambierà, oppure no? Tutto dipende da cosa vincerà, tra il sì e il no, giorno 4 dicembre 2016 in occasione del Referendum Costituzionale. Valutiamo le due opzioni anche per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Prendiamo in esame la vittoria del SI: il Presidente della Repubblica viene eletto solo da deputati e senatori, con l’eliminazione dei 59 deputati regionali. Qualora dovessero essere necessarie le tre votazioni ci sarà bisogno dei seguenti numeri: 2/3 degli aventi diritto (circa 500 elettori) per eleggere il Presidente. Dalla quarta alla sesta votazione, invece, saranno necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto (circa 440 elettori); dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti. Tra i poteri del Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera e non più il Senato, essendo composto da rappresentanti regionali.  Il presidente della Camera, durante l’assenza del Capo dello Stato, ne fa le veci. Non toccherà più al Presidente del Senato.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: Il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune con i 2/3 dei voti alle prime tre votazioni. Dalla quarta votazione in poi il limite scende alla maggioranza assoluta (50%+1) degli aventi diritto.

REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: I POTERI DELL’ESECUTIVO

Con il Referendum del 4 dicembre 2016 ci sarà un mutamento oppure no per quanto concerne i poteri dell’esecutivo? Vediamo insieme come potrebbero variare (o meno).
Prendiamo in esame la vittoria del SI: in Costituzione sarà inserito il “voto a data certa”, che consente al governo di accelerare l’iter di approvazione di leggi ritenute importanti per il suo programma politico. Toccherà all’esecutivo chiedere alla Camera di inserire un testo tra le priorità, per arrivare al voto definitivo in 70 giorni al massimo, ma la Camera potrà opporsi e respingere l’iter.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: resta in vigore l’articolo 72 della Costituzione che riduce i tempi dei lavori per quanto riguarda decreti legge e provvedimenti urgenti. I decreti legge sono ammessi solo in “casi straordinari di necessità e di urgenza”.

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REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

Il testo del Referendum del 4 dicembre 2016 prende in esame anche la possibilità di mutare, o meno, le leggi di iniziativa popolare.
Prendiamo in esame la vittoria del SI: sarà introdotta la garanzia costituzionale che la legge di iniziativa popolare verrà discussa e votata in Parlamento. Serviranno 150.000 firme.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: al momento, in Costituzione, non c’è garanzia che queste proposte saranno discusse e votate. Per fare una proposta di legge di iniziativa popolare servono le firme di 50.000 elettori, secondo articolo 71 della Carta Costituzionale.

REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: COME CAMBIA IL REFERENDUM

Tra le novità previste dal Referendum del 4 dicembre 2016 anche una modifica dello stesso atto referendario. Vediamo insieme cosa cambierà con la vittoria del sì o del no.
Prendiamo in esame la vittoria del SI: per gli abrogativi rimane il limite minimo al 50%+1 degli aventi diritto.  Qualora dovessero essere 800.000 gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati.  Nascono due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello di indirizzo.  Per decidere modalità ed effetti di queste consultazioni, serviranno prima una legge costituzionale e poi una legge ordinaria.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: i referendum abrogativi hanno il limite minimo del 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto. Nella Carta non c’è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.

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REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: POTERI DELLE REGIONI

Cosa cambia con il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016 per quanto concerne il Titolo V riformato nel 2001? Vediamo insieme le novità in arrivo con vittoria, o meno, del sì.
Prendiamo in esame la vittoria del SI: sarà riscritto l’articolo 117 della Costituzione. La definizione di “competenza concorrente” sarà eliminata, e mantenuta la “competenza esclusiva”. Aumentano le competenze dello Stato: energia, trasporti e infrastrutture strategiche e di rilievo nazionale, la sicurezza sul lavoro, la protezione civile e la ricerca scientifica tornano di competenza statale.  Rimane il principio che lo Stato si occupi della legislazione di principio, lasciando alle Regioni quella specifica. Lo Stato può esercitare una “clausola di supremazia” verso le Regioni, che gli permette di intervenire anche su materie non di competenza esclusiva per tutelare l’unità della Repubblica e l’interesse nazionale.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: resta il distinguo tra “esclusive” (solo dello Stato) e “concorrenti” (cioè su cui hanno competenza le Regioni sulla base di alcuni princìpi fondamentali dettati dallo Stato).

REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

Verranno abolite o meno? Qui l’unica differenza con il Referendum del 4 dicembre 2016 sarà questa. Se vince il sì addio Province, in caso contrario si continua con la riforma Delrio del 2014.

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REFERENDUM 4 DICEMBRE 2016: ABOLIZIONE CNEL

Ne abbiamo già parlato nei giorni scorsi, illustrandovi cosa sia il CNEL. Vediamo insieme cosa cambia, o meno, dopo il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016.
Prendiamo in esame la vittoria del SI: abolito l’articolo 99 della Costituzione e quindi scompare il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.
Prendiamo in esame la vittoria del NO: Rimane in vita il Cnel, ovvero il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, un ente statale che ha la possibilità di proporre iniziative legislative in materia di economia e lavoro e di fornire pareri su questi argomenti.

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