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Referendum costituzionale 2016: cosa cambia per la Sanità se vince il ‘Sì’

Tra le varie modifiche della Carta Costituzionale proposte dalla riforma Renzi-Boschi, e sulle quali saremo chiamati ad esprimerci il 4 dicembre 2016, data del Referendum costituzionale, vi è quella della revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, ovvero la riduzione dell’autonomia delle Regioni. Impossibile dunque non domandarsi come potrebbe essere il nuovo articolo 117 della Costituzione, che attribuisce i poteri legislativi allo Stato e alle Regioni nelle diverse materie, e cosa cambierà per la Sanità qualora l’esito elettorale dovesse decretare la vittoria del ‘Sì.

Sostanzialmente il quesito che dovremo approvare o rigettare al Referendum, stabilisce un cambiamento nella sfera decisionale e sull’autonomia nella gestione. Se dovesse vincere il ‘Sì’, dunque, si darebbe l’ok ad una Sanità più centralizzata, e lo Stato diventerebbe l’unica figura avente diritto di legiferare in tema di “disposizioni generali e comuni a tutela della salute”, fino ad ora regolamentate dall’articolo 117 della Costituzione. Se vincesse il ‘No’, invece, si manterrebbe lo status quo, ovvero un sistema con più autonomia alle Regioni.

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L’articolo 117 della Costituzione è fondato sul concetto della cosiddetta ‘legislazione concorrente’, che prevede che per determinate materie, tra cui la Sanità, lo Stato debba determinare i principi fondamentali e le Regioni, nel rispetto della Costituzione, abbiano facoltà di legiferare, gestire e organizzare in piena autonomia tutto ciò che attiene alla tutela della salute. Il Sì al Referendum determinerà la fine di questa autonomia, e amplierà le competenze statali, prevedendo l’esclusività della potestà legislativa dello Stato e concedendo alle Regioni “la potestà legislativa in materia di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali”. Per i sostenitori del ‘Sì’, dal nuovo articolo 117 della Costituzione la Sanità in Italia dovrebbe uscirne rafforzata, in particolare sul piano delle garanzie di equità e uniformità dei Lea (determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni) sul territorio nazionale. Per i sostenitori del ‘No’, al contrario, penalizzata, perché l’autonomia regionale nella gestione della Sanità è vista non come un elemento da abbandonare, bensì da rafforzare.

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