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Referendum Costituzionale 2016: cosa cambia a livello economico

Il Referendum Costituzionale che avrà luogo in autunno, molto probabilmente nel prossimo mese di ottobre, porrà ai cittadini la scelta di approvare o meno la complessa Riforma Costituzionale, nota anche come Riforma Boschi, che mira soprattutto a rendere più governabile lo stato. I settori in cui la riforma andrà ad incidere più profondamente sono vari ed abbastanza eterogenei. In questo articolo andremo ad evidenziare quali potrebbero essere le eventuali conseguenze, dal punto di vista economico, dei vari cambiamenti previsti dalla riforma.

Referendum Costituzionale: riforma del Senato

La maggiore e più significativa riforma riguarda la trasformazione del Senato: non ci saranno più 315 senatori eletti. Al loro posto ci saranno 100 membri scelti tra sindaci e consiglieri regionali, e non avranno altra retribuzione che non sia il loro emolumento come consiglieri regionali o sindaci. Se non saranno previste scappatoie come abbondanti rimborsi spese, o staff personali dislocati a Roma, o fondi per le spese organizzative, questa riforma si tradurrà in un deciso risparmio, dato che verrebbero meno le retribuzioni di tutti gli attuali senatori. La Riforma del Senato è accompagnata da una serie di cambiamenti mirati a rendere l’azione legislativa più snella ed il Governo meno ricattabile da crisi in parlamento. Prima di tutto, sulla fiducia e sfiducia al Governo deciderà la sola Camera dei Deputati.

Inoltre l’approvazione delle leggi spetterà alla sola Camera, stante però la possibilità del Senato di intervenire. Il fatto che il procedimento di approvazione delle leggi diventi più rapido è tutto da dimostrare, ma la speranza è che i governi e le maggioranze di turno siano meno ingessati nella loro azione rispetto al sistema attuale. Dal punto di vista economico, cambierebbe poco, sebbene un governo più reattivo e meno ricattabile, può sicuramente governare meglio. Se poi prenderà decisioni sbagliate e dannose, purtroppo le prenderà anche più in fretta rispetto ad oggi…

Referendum Costituzionale: eliminazione CNEL

La Riforma Costituzionale prevede la pura e semplice abrogazione dell’articolo 99 della vigente Costituzione. Questo articolo prevedeva l’esistenza del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro o CNEL. Diretto discendente della Camera delle Corporazioni dell’Italia fascista, è un organo che ha funzioni esclusivamente consultive, composto da 64 consiglieri, in gran parte nominati dalle associazioni di categoria e di volontariato. Se non verrà riciclato in altro modo, l’abolizione del CNEL si traduce anch’essa in un risparmio economico per il contribuente.

Referendum Costituzionale: cosa cambia per le Regioni

La Riforma Costituzionale modifica in vari aspetti le competenze rispettive di stato e regioni. Su una serie di materie viene attribuito esclusivamente allo stato la possibilità di “legiferare”. Dal punto di vista economico, stiamo parlando ad esempio delle “Politiche attive del lavoro”, la “previdenza sociale, ivi compresa la previdenza complementare e integrativa” o la “Concorrenza”. Come dire che le Regioni meglio governate e più dinamiche, non possono sperimentare migliori metodi di promozione dello sviluppo economico. Non solo, la Camera potrà comunque legiferare, su richiesta del Governo, anche sulle materie residue di competenza regionale, per ragioni di “interesse nazionale”.

Se è vero che oggi gli enti locali sono responsabili solo delle “uscite”, ma non delle “entrate”, fattore che ha contribuito a deresponsabilizzarli, l’ideale sarebbe andare verso un vero e proprio federalismo fiscale, in cui ciascuna regione ha proprie entrate fiscali e proprie uscite, e non è la direzione in cui va la riforma. Sono tuttavia previsti alcuni aspetti che vanno indirettamente a responsabilizzare le Regioni dal punto di vista economico. In primo luogo, le Regioni posso chiedere maggiore autonomia su alcune materie, analoghe a una parte delle materie su cui hanno potere le regioni a statuto speciale, a patto che, nel momento in cui richiedono questa maggiore autonomia, siano in equilibrio economico. La richiesta, per essere accolta, necessita una legge bicamerale, ossia che è stata approvata col vecchio metodo legislativo.

In secondo luogo, con l’ampliamento dell’art.120, il Governo può sollevare i titolari di cariche amministrative regionali e locali in caso di accertato dissesto finanziario. Per finire, gli emolumenti dei titolari degli organi regionali, non possono essere superiori a quelli dei sindaci dei capoluoghi di regione. Soprattutto il rischio di essere sostituiti in “corso d’opera”, dovrebbe responsabilizzare maggiormente gli amministratori locali ed evitare che si ammassino sacche di inefficienza, perdite e debiti.

 

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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