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Referendum in Svizzera: stipendio per tutti
con il reddito di cittadinanza

Provate ad immaginare una società in cui non occorre lavorare per sopravvivere, in cui il lavoro diventa una libera scelta dei cittadini: una società stabile, dominata dal benessere, popolata da individui che dispongono della possibilità di scegliere le attività a loro più congeniali, una comunità traboccante di tempo da spendere per iniziative socialmente utili, una società che si prende maggiormente cura tanto dei propri figli quanto dei propri anziani. Sembra un’utopia ma è quanto potrebbe accadere in Svizzera, tra meno di quarant’anni: il comitato promotore ha infatti depositato le 126 mila firme necessarie per indire il Referendum sul reddito di cittadinanza universale. L’evento è stato festeggiato nel più spettacolare dei modi: una pioggia di denaro, pari a 8 milioni di franchi in monetine da 5 centesimi – corrispondenti al numero dei cittadini svizzeri- è stata letteralmente riversata nella piazza del Parlamento di Berna, capitale della confederazione elvetica.

pioggia monetine

L’iniziativa mira ad una radicale trasformazione della Costituzione svizzera: in particolare l’obiettivo è quello di garantire sicurezza finanziaria alla popolazione, offrendo come reddito minimo di cittadinanza 2500 franchi svizzeri mensili – pari a circa 2000 euro- a tutti i cittadini elvetici maggiorenni e 500 franchi (400 euro) per ogni minore fino al compimento del 18° anno di età. Il redditto di cittadinanza proposto dal comitato elvetico non sostituirà il salario e sarà individuale; mentre la sua eventuale introduzione costerà intorno ai 400 miliardi di franchi svizzeri all’anno (326 miliardi di euro), somma che sarà prelevata demolendo l’attuale sistema sociale, assicurativo e previdenziale: redditto garantito a tutti ma stop agli assegni famigliari, ai sussidi per malati, alle borse di studio e alle pensioni.

svizzera lavoro scelta

La sostenibilità finanziaria non costituisce però l’unico ostacolo alla realizzazione dell’ambizioso progetto: sembra infatti esserci una contraddizione interna insita nell’idea di chi vorrebbe rendere il lavoro una scelta opzionale ma si trova a vivere e a operare all’interno di uno sistema totalmente basato su di esso. Con il reddito di cittadinanza le tasse prodotte con il lavoro delle imprese, il pagamento delle pensioni grazie ai contributi sul lavoro, i finanziamenti alla sanità e alla scuola prodotti da occupati e liberi professionisti scomparirebbero. Ma la sostenibilità economica del progetto continuerebbe sempre a basarsi sul lavoro: probabilmente è proprio per questo che i referendari hanno optato per un sussidio universale relativamente basso, considerando l’elevato costo della vita nel Paese svizzero. La proposta, che comporterebbe dunque uno stravolgimento totale dello Stato sociale, sarà sottoposta alla valutazione del Consiglio federale e del governo elvetico ed eventualmente presentata in Parlamento. Se le tempistiche saranno rispettate, nel giro di un paio d’anni gli svizzeri potranno scegliere di non dover più lavorare.

E…l’Italia? Mentre in Svizzera ci si batte per il raggiungimento di un traguardo che appare a tutti gli effetti un cambiamento paradigmatico a forte impatto storico; in Italia il ministro Giovannini annuncia che, con la legge di stabilità, sarà introdotto- con la dovuta gradualità e probabilmente gli immancabili ripensamenti e polemiche- una sorta di reddito minimo, atto a garantire la sopravvivenza a coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà. L’agevolazione, come ha spiegato il ministro a Repubblica, sottolineando che si tratta un cambiamento epocale per la nostra penisola, sarà prevista solo per chi si impegna attivamente nella ricerca di un lavoro e provvede all’educazione scolastica dei propri figli.

Foto in copertina di Putin1969 @Flickr; foto interna di Gipiosio @Flickr

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