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Referendum trivelle: “E’ stato chiaro il tentativo di far saltare il voto”

E’ stato chiaro il tentativo di far saltare il Referendum, sono entrati a gamba tesa sui quesiti“, le parole del costituzionalista Enzo di Salvatore sul tema trivelle e consultazione popolare del 17 Aprile. “E’ la prima volta che succede in Italia una cosa del genere“, ancora il professore sulla decisione di non accorpare la data del Referendum con quella delle amministrative. Eppure il risparmio ci sarebbe stato, secondo il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd) di almeno 300 milioni di Euro dalle casse dello Stato. Suona quindi alquanto strana la scelta di dividere i due eventi, creando un unicuum nella storia italiana.

Ma parliamo del quesito. “ Il problema del ‘Si’ è quello di liberare le prime 12 miglia marine dagli impianti che sono attualmente attivi“, un problema che nasce dalla necessità di dare una scadenza temporale alle attività in essere. Perché se da una parte sono vietati nuovi impianti, dall’altra quelli attuali non possono essere eliminati fino ad esaurimento greggio e gas. “Non è neanche un problema di posti di lavoro, come qualcuno a paventato – continua di Salvatore – votando Si, parliamo di alcune concessioni date negli anni ’70, decideremmo solo di mandare a scadenza  le attività. Attività che cesserebbero non prima di 5, 10 o 20 anni“.

Il problema è quindi economico, ed è lo stesso professore a suggerircelo, “le royalties in Italia sono molto convenienti“. Nel bel paese infatti le compagnie petrolifere pagano solo il 10% per il gas e 7% sul petrolio per estrazioni in mare. Volete un raffronto? In Russia e Norvegia le aliquote arrivano ad oltre l’80%.

Photo Credits shutterstock.com

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