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Reggio Emilia ostaggi alle Poste, uomo barricato minaccia: “Vi ammazzo tutti”, poi chiede incontro con Salvini

Aggiornamento ore 18:30 – Si è arreso dopo una lunga trattativa con i carabineri (e conseguente blitz nell’ufficio postale) Francesco Amato, il pregiudicato che si era asserragliato in un ufficio postale di Pieve di Modolena (Reggio Emilia) da questa mattina. Incolumi le quattro dipendenti che erano state tenute in ostaggio da allora. L’uomo si è arreso ed è stato portato fuori dal locale tra gli applausi della gente.

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Reggio Emilia ostaggi alle Poste, uomo armato minaccia: “Vi ammazzo tutti”. Paura per i clienti di un ufficio postale tenuti prigionieri da ore da Francesco Amato, che si è sarebbe presentato a loro con queste parole: “Sono quello condannato a 19 anni (pochi giorni fa ndr) per il processo di ‘Ndrangheta Aemilia”. Secondo la ricostruzione, stamani intorno alle 9 l’uomo si è barricato dentro un ufficio postale di Pieve Modolena, in provincia di Reggio Emilia, armato di coltello e al grido di “Vi ammazzo tutti”. Su di lui penderebbe un ordine di carcerazione, cui si era sottratto. Da allora, infatti, era ricercato dai carabinieri, ma risultava latitante. Secondo suo fratello la sua sarebbe una protesta per una sentenza che trova ingiusta, “un’azione dimostrativa”.


Sarebbero quattro, ora, le persone tenute in ostaggio da Amato, si tratterebbe dei dipendenti dell’ufficio postale. L’uomo secondo le indiscrezioni avrebbe fatto uscire tutti i clienti; da quanto emerge, gli ostaggi sarebbero tutte donne, compresa la direttrice della filiale. Poco dopo le 12 una delle donne in ostaggio è stata lasciata libera e, all’esterno dell’immobile, sarebbe stata colta da malore. Le forze dell’ordine hanno già intrapreso le trattative con l’uomo e chiuso al traffico l’area circostante l’ufficio. Amato avrebbe fatto loro una sola richiesta: parlare con il ministro degli Interni Matteo Salvini.

Il processo ‘Aemilia’ che ha visto Amato tra gli imputati, si è concluso pochi giorni fa ed è stato il più grande processo della storia per infiltrazioni di ‘Ndrangheta, dove 148 sono stati gli imputati condannati in primo grado. Fra questi, l’ex calciatore della Juventus e della Nazionale Vincenzo Iaquinta, condannato a due anni, e suo padre Giuseppe, a 19. L’ex attaccante della Juve ha sempre dichiarato la sua innocenza. Una ragazaa di 22 anni, quando l’uomo ha fatto irruzione nell’ufficio postale è riuscita a scappare insieme ad altri clienti: “Aveva in mano un coltello e lo puntava alle persone”, ha raccontato in un’intervista tv. “Mia madre è molto coraggiosa, ho visto che le tremava la voce, ma credo sappia cosa dire e cosa fare, non si merita nulla di quello che potrebbe fare questa persona “, ha dichiarato ai microfoni di TeleReggio.

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