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Regista di un film sul PM Nino Di Matteo condannato per sequestro di persona

Una vicenda di cronaca che sembra uscita da un canovaccio del teatro dell’assurdo, forse non casualmente è accaduta nella terra natìa di Luigi Pirandello. Il protagonista è Mario Musotto, regista agrigentino noto negli ambienti dell’antimafia come autore di documentari sui temi della lotta a Cosa Nostra, che per l’associazione “Campo di Note” stava realizzando il film “Trent’anni di mafia ad Agrigento” dedicato al magistrato Nino Di Matteo. La direzione del film sarà affidata ad un altro regista, in seguito alla condanna a sei anni di reclusione per sequestro di persona, inflitta al Musotto in primo grado dal Tribunale di Palermo.

Tribunale Palermo

Dal 2004 al 2006, Musotto che insieme a Vincenzo Balli gestiva una ditta di vendita on line di spettacoli, la Word Ticket, ha fatto credere allo stesso Balli, alla moglie di questi Patrizia Trovato e alla loro bimba di tre anni, di essere sotto la mira di una banda di mafiosi e di avere bisogno di protezione, per averlo ospitato e per avergli dato aiuto.

Con la complicità di Alfredo Silvano e della moglie Daniela Todaro, il regista ha inscenato un paradossale programma di protezione. La famiglia Balli per due anni ha vissuto nella tensione, tra atti intimidatori, macchine bruciate, telefonate anonime, croci davanti all’abitazione, trasferimenti in località segrete. Il programma di protezione disposto via mail, era coordinato da un falso maresciallo dei carabinieri di nome Quarta. Vincenzo Balli avvilito e insospettito scova il vero maresciallo Quarta e insieme a questi scopre l’incredibile imbroglio e mette fine al thriller. Mario Musotto conferma la messinscena, ma la sceneggiatura continua con le sue dichiarazioni in cui afferma di essere stato d’accordo con Balli (all’insaputa della moglie di questi) per sfuggire ai creditori in seguito a una serie di difficoltà finanziarie della loro società.

 

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