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Renato Vallanzasca furto mutande, la sua difesa al processo: “Mi hanno incastrato”

Renato Vallanzasca ha provato a difendersi nel processo che lo vede imputato con l’accusa di aver rubato due paia di mutande e altri oggetti di poco valore, il 13 giugno scorso, all’Esselunga di viale Umbria, a Milano. Beneficiario del lavoro part-time fuori dal carcere, l’ex bandito nega di aver compiuto il furto, quel pomeriggio di giugno: “Mi hanno incastrato, Perché se fosse vero, sarei da manicomio”, ha detto durante la prima udienza del processo, scegliendo di rendere dichiarazioni spontanee a sua difesa.Renato Vallanzasca furto mutande

Vallazansca ha raccontato di essere andato al supermercato verso le 18.45, per comprare qualcosa per cena. In quei minuti gli si sarebbe avvicinato un giovane che lo chiamava “zio Renato”, un tipo che l’imputato non aveva mai visto prima e che, a suo dire, sarebbe un suo ‘ammiratore’. Il giovane si sarebbe offerto di portargli la borsa e, solo poco prima di giungere alla cassa, l’ex bandito fermato dall’addetto alla sorveglianza si sarebbe accorto che “quelle robe” erano state messe nella sua borsa. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, alla luce dei fatti e dopo l’arresto con l’accusa di ‘rapina impropria’, ha deciso di sospendere momentaneamente il regime di semilibertà di cui Vallanzasca stava beneficiando dall’autunno del 2013. Solo il prossimo 10 luglio, in udienza, i magistrati decideranno se optare per una revoca immediata dello stesso.

“Perché mi è stata fatta una cosa del genere non lo so, io so soltanto che entro Natale avrei dovuto discutere della mia liberazione condizionale e potevo tornare libero”, ha osservato” – ha replicato l’ex bandito nel tentativo di provare la sua innocenza“Tutti i miei sforzi sono stati vanificati da un cretino, da un pazzo, forse un malato di malavita. Chiedo di poter vedere Vallanzasca che ruba davanti alle telecamere e nel supermercato sotto casa sua. Se fosse vero, sarei da manicomio”. Il suo avvocato Debora Piazza, tuttavia, ha più volte rimarcato due aspetti di non poco conto circa la vicenda: la refurtiva non è mai stata sequestrata dai carabinieri e le immagini delle telecamere non sono più disponibili.

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