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Renzo Piano, buon compleanno all’architetto del futuro: “E’ l’unico luogo dove si può andare”

Renzo Piano, architetto di fama internazionale e senatore a vita della Repubblica italiana, nasce a Genova il 14 settembre del 1937. E’ proprio la ricorrenza del suo compleanno che offre a Urban Memories l’occasione di celebrare uno dei geni italici del Novecento. Un padre costruttore edile che lo inizia fin da subito alla realtà di cantiere e una talento tipico dei fuoriclasse lo rendono, già negli Sessanta, uno degli emergenti più innovativi e promettenti nel panorama dell’architettura mondiale. Piano gira il mondo, completa la sua formazione fra States e Regno Unito ed è proprio in questo scenario che arrivano le prime commissioni prestigiose a livello internazionale fra cui il padiglione per la XIV Triennale del 1966 e il padiglione dell’industria italiana all’Expo di Osaka nel 1969. 

Negli anni Settanta arriva la consacrazione con la progettazione del celebre “Centro Georges Pompidou“, vero e proprio manifesto di architettura high-tech, rivoluzione dell’epoca che si avvale di materiali inusuali. A cascata una serie impressionante di riconoscimenti e premi di prim’ordine: l’Honorary Fellowship Riba a Londra (1986), la Legione d’Onore a Parigi (1985), la Riba Royal Gold Medal for Architecture (1989), il titolo di “Cavaliere di Gran Croce”, il premio Imperiale a Tokio (1995) e il premio Pritzker (1998), considerato il premio più prestigioso a livello mondiale nel campo architettonico.

Renzo Piano non si adagia sugli allori, mantiene piuttosto lo spirito pioneristico e innovativo che l’ha incoronato profeta della sua materia; il celebre architetto, in controtendenza, volge il suo sguardo alle periferie sulle quali invita a scommettere. “A me, come genovese, non fa paura il futuro. È l’unico luogo dove si può andare e si deve smettere di associare al termine periferia un aggettivo negativo. Nelle periferie vive la maggior parte dei cittadini e sono questi i luoghi del futuro, vivi più che mai. Ci si preoccupa di salvare i centri storici, anche troppo. A volte sono mummificati. Bisogna guardare alle periferie come bacini fecondi da cui trarre e in cui creare bellezza.”

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