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Reti anti-meduse negli stabilimenti balneari d’Italia per un mare sicuro

Il Mare Nostrum sempre più invaso dalle meduse. E anche l’estate 2014 si è aperta con una gigantesca proliferazione della medusa Pelagia nel Mediterraneo occidentale, e di quella Drymonema dalmatinum – che ha fatto il suo ritorno dopo quasi un secolo – nell’Alto Adriatico. Quest’ultima è la specie più grande, con un cappello di circa 80 cm, e nell’ultima settimana il maxi animale è stato avvistato tre volte: al largo di Lignano, poi a Pirano (Slovenia) e a Muggia (Trieste). A riferirlo Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento e Cnr-Ismar. Queste le parole dell’esperto: “Dal monitoraggio fatto anche attraverso le segnalazioni dei cittadini e dei pescatori, la Pelagia quest’anno si è riprodotta tantissimo e le correnti possono spingere queste specie marine urticanti, tipiche del Mediterraneo e dal caratteristico bordo violaceo, sul mar Ligure, il Tirreno e lo Ionio. In Alto Adriatico non ci sono, ma lì è tornata la Drymonema dalmatinum, una specie descritta per la prima volta nel 1880, poi riavvistata solo nel 1940, e poi più nulla per decenni”.Meduse Velella Velella

Per far fronte a questa ‘invasione’ e rendere sicura la balneazione ai turisti, in molti stabilimenti d’Italia, da Nord a Sud, si stanno adottando specifici provvedimenti: le reti anti-meduse. Le coste interessate vanno dall’Elba alla Puglia, dal golfo di Venezia – dove da novembre a marzo è stata avvistata la specie ‘aliena’ Pelagia benovici, portata dall’acqua di zavorra – al Mar Ligure e alle isole maggiori Sardegna e Sicilia, invase da polpi galleggianti e dalle innocue meduse “Velella Velella”, che quando spiaggiano tingono di blu la riva. Non pericolose per l’uomo, queste ultime, sono però invise ai pescatori perché mangiano le uova galleggianti dei pesci. 

L’adozione delle reti anti-medusa è indispensabile per gli imprenditori del turismo balneare, assicura il biologo Ferdinando Boero, che auspica anche “l’installazione di altre misure di sostegno nelle spiagge libere, come avviene per le calamità naturali”. Trattasi di investimenti importanti per gli esercenti, atti a spegnere “l’allarme dei bagnanti rispetto a queste specie marine urticanti”.

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