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Revoca concessione Autostrade: passa la linea Di Maio

Revoca concessione Autostrade, nuove indiscrezioni confermano la “vittoria” di Di Maio. Il capo politico del Movimento 5 Stelle riesce ad avere la meglio sugli avversari interni all’alleanza giallorossa. Documenti riservati cui la redazione di UrbanPost ha avuto accesso, confermano che la prima versione dell’art. 37 del decreto Milleproroghe è stata rivista in parte. Revisione seppur minima ma decisiva per scongiurare il rischio risarcimento in caso di revoca della concessione Autostrade alla holding dei Benetton.

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Revoca concessione Autostrade: la versione aggiornata del “Milleproroghe”

Secondo quanto abbiamo potuto verificare, la versione aggiornata dell’art. 37 del “Milleproroghe”, l’articolo del decreto riguardante le concessioni autostradali, conferma il ruolo di Anas già previsto nella prima stesura del testo. L’Ente nazionale delle strade in caso di revoca delle concessioni delle autostrade potrà dunque “assumere la gestione delle medesime, nonché svolgere le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e quelle di investimento finalizzate alla loro riqualificazione o adeguamento”. Un altro aspetto importante del decreto riguarda la possibilità di parte di Anas di acquisire dai concessionari revocati eventuali progetti già elaborati. E lo potrà fare pagando il solo corrispettivo dei costi di progettazione e dei diritti sulle opere d’ingegno. L’aspetto più importante riguarda però le clausole risarcitorie.

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Revoca concessione Autostrade: il nuovo “Milleproroghe” scongiura il risarcimento

La nuova versione del “Milleproroghe” scongiura l’ipotesi risarcimento in caso di revoca anticipata delle concessioni autostradali. E’ la linea del Movimento 5 Stelle, ancora prima della tragedia del Ponte Morandi. La linea che prefigura la possibilità di uno scontro legale con i Benetton, pronti a dimostrare come non sussista nel caso di Autostrade per l’Italia l’inadempimento degli obblighi del concessionario. Ma Di Maio e con lui a questo punto Conte, sono certi di poter sostenere e vincere un’eventuale battaglia legale.

Ed è proprio in punta di diritto che si svolgerà la sfida, considerato che quella politica è già stata vinta dagli avversari dei Benetton. Lo scudo legale del governo è l’articolo 176, comma 4, lettera a) del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Il testo del “Milleproroghe” prevede la sua applicazione “anche in sostituzione delle eventuali clausole convenzionali, sostanziali e procedurali, difformi, anche se approvate per legge, da intendersi come nulle ai sensi dell’articolo 1419, secondo comma, codice civile, senza che possa operare, per effetto della presente disposizione, alcuna risoluzione di diritto. Inoltre, sempre ai sensi del citato articolo 176 del D.lgs. 50/2016, “l’efficacia del provvedimento di revoca, decadenza o risoluzione della concessione non è sottoposto alla condizione del pagamento da parte dell’amministrazione concedente”, di alcuna somma a titolo risarcitorio.

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Revoca concessione Autostrade: lo scontro latente nella maggioranza

Se ne discuteva apertamente da giorni, ora è calato il silenzio. Perché, abilmente, il premier Conte ha spostato in avanti la decisione definitiva sul tema. Dopo le feste, quando si saranno calmate almeno in parte le acque agitate dell’esecutivo. Il Conte bis è infatti reduce da un Natale agitato, con il mini-rimpasto seguito alle dimissioni del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Lorenzo Fioramonti.

Ma la discussione sulla revoca concessione Autostrade non è certo finita. Dentro l’alleanza giallorossa gli schieramenti pro o contro la linea dura con i Benetton sono cambiati. Ora a “difendere” il concessionario è rimasta la sola Italia Viva di Matteo Renzi. Tra le ultime dichiarazioni sul tema vale la pena ricordare quella dello stesso Renzi, via Twitter, alla vigilia di Natale. “Punire i responsabili del crollo del ponte è doveroso! – scriveva Renzi – Fare leggi improvvisate che fanno fuggire gli investitori internazionali è invece un autogol: niente è più pericoloso del populismo normativo. Ne parleremo a gennaio”. >> Leggi tutti i retroscena politici 

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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