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Ricerca Cermes-Bocconi sui comuni italiani: insufficienti 9 siti su 10

Molti tra di noi lo avevano già appurato navigando sulle pagine dei propri comuni di residenza all’affannosa ricerca di qualche informazione. Il Cermes (Centro di Ricerca su Marketing e Servizi) dell’Università Bocconi ha esaminato i portali di 104 comuni con più di 60mila abitanti e i risultati di questa ricerca non lasciano dubbi: il 90% non superano la sufficienza.

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La ricerca ha avuto lo scopo di capire quale fosse la presenza degli elementi che rispondono alla nuova domanda di informazioni e servizi personalizzati, di trasparenza e di interattività dei cittadini promuovendo quindi un loro ruolo attivo nel processo decisionale delle amministrazioni. La media delle valutazioni dei 104 comuni si è attestata a 37,30 (su indice massimo di 100) che equivale ad una brutta insufficienza, con una forte dispersione (si va da un minimo di 7,69 a un massimo di 69,23 raggiunto da Arezzo, Udine e Venezia).

La valutazione finale è la media di quattro indicatori: le informazioni contenute nei siti (soddisfacenti anche se spesso obbligatorie, valutazione 64,42); la presenza di blog, forum, collegamenti ai social network, servizi mobili, web tv e strategie open data (solo un’amministrazione su tre è collegato ad almeno un social network, solo 10 comuni offrono servizi mobili, la valutazione scende qui a 29,29); quanto i comuni si consultino coi cittadini attraverso sondaggi e survey (valutazione 22,12); il processo decisionale, cioè quanto i suggerimenti e reclami dei cittadini siano effettivamente stati presi in considerazione (valutazione 7,21).

La ricerca dimostra che le potenzialità del web sono ancora poco sfruttate dalle amministrazioni comunali”, afferma il ricercatore Buccoliero, “che nella gran parte dei casi non considerano i cittadini parte attiva del processo, e che le esperienze migliori non dipendono dalle dimensioni delle città, ma da una strategia globale e sistemica basata sul web per la gestione dei rapporti con i cittadini. Non è un caso, infatti, che Arezzo, Udine e Venezia, i comuni i cui siti web generano più empowerment per il cittadino, abbiano anche preventivamente investito in fibra ottica e collegamenti wi-fi”.

Insomma, a parte qualche eccezione, i siti dei comuni italiani sono in generale troppo autoreferenziali, costruiti cioè sulle esigenze degli amministratori e della relativa burocrazia e non per agevolare l’usabilità dell’utente-cittadino. Il voto finale è eloquente: una valutazione inferiore al quattro e nove comuni su dieci non raggiungono la sufficienza.

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