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Riforma del Senato, cosa prevede: la fine del bicameralismo perfetto è oggi

E’ finito il bicameralismo perfetto in Italia. L’aula ha votato ed è passato il “Senato dei 100”. Ecco cosa prevede la riforma del Senato della Repubblica italiana. Dopo una giornata di polemiche e strenua opposizione da parte del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Ecologia e Libertà e della Lega, gli animi sono placati e sono arrivate le votazioni. Prima che ciò accadesse, però, la minoranza è uscita dall’aula per oltre due ore. Poi è stato il presidente del Senato, Pietro Grasso, a richiamare sui banchi i parlamentari. I senatori hanno votato l’articolo 2 del disegno di legge, che è passato. Era il cuore del testo. Ma entriamo nei dettagli.

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La riforma del Senato prevede la nomina di 100 senatori: 95 provengono dai consigli regionali, mentre 5 sono scelti dal presidente della Repubblica. Dunque non c’è l’elezione diretta da parte dei cittadini dei membri della seconda Camera. Per questa ragione, unita al fatto che il Senato del 100 non avrà la possibilità di votare la fiducia ai provvedimenti del Governo in carica, si può dire che il bicameralismo perfetto è finito oggi. I poteri decisionali rimangono in larga parte solo alla Camera dei Deputati.

L’approvazione dell’articolo 2 della riforma del Senato provocherà la reazione del Movimento 5 Stelle che, se dovesse mettere in atto quando annunciato nei giorni scorsi da Beppe Grillo sul suo blog, dovrebbe uscire dal Parlamento e mettere in atto il cosiddetto Parlamento in Piazza.

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