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Riforma della scuola: stop ai supplenti precari, via ai finanziamenti privati e alla meritocrazia. Stefania Giannini, ecco cosa cambia

Se ne sente parlare da troppo tempo, tanto che ormai si sono perse le speranze. La chimera di un sistema scolastico efficiente, che funzioni, che elimini il precariato e valorizzi il merito, venendo incontro ad un paese che cambia, e necessariamente ha bisogno di puntare sulle nuove generazioni e sulla loro preparazione, sembra “nutrirsi” dei progetti tanto innovativi ma limitatamente produttivi che si sono susseguiti nel corso degli anni, dalla Moratti, a Fioroni, alla Gelmini. “Molto rumore per nulla”, o comunque per molto poco, si potrebbe pensare, ma questa volta c’è chi promette che le cose cambieranno davvero. Lo assicura Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, che parlando del disegno di legge del governo sulla scuola, durante la conferenza al Meeting di Cielle, a Rimini, annuncia non una riforma, bensì una vera e propria rivoluzione. Una “rivisitazione rivoluzionaria delle regole del gioco”, che guarda lontano ai prossimi 30 anni, e si interessa della scuola per intero, dai bisogni degli studenti e delle famiglie che li sostengono, a quelli degli insegnanti e delle infrastrutture. Sul disegno di legge, Renzi ha annunciato una sorpresa che la Giannini non ha inteso svelare, eppure il piano di lavoro è già definito nelle sue linee guida. Diviso in quattro parti,  governo della scuola, personale docente, contenuti didattici e autonomia degli istituti, agirà sulle scuole professionali, che verranno potenziate per dare vita a scuole di specializzazione collegate a enti culturali, su modello di quelle francesi, sul sistema delle tasse, per eliminare la tassazione sulle iscrizioni negli istituti privati, e, più in generale, sulla creazione di un nuovo rapporto tra cultura e istruzione. Il progetto sarà presentato sul banco dei ministri  venerdì.

Stefania Giannini, riforma scuola, cosa cambia, supplenti precari, finanziamenti privati, merito

Vediamo cosa cambia:

– Migliora la situazione del corpo docente. Stop al precariato.

In Italia mancano i docenti. Troppi concorsi per ottenere le cattedre e troppo macchinosi. Pochi insegnanti e tanti supplenti. Mancano figure stabili. Manca un sistema unitario. “Quello delle supplenze è l’agente patogeno del sistema scolastico, un batterio che dobbiamo eliminare…perché fa male a tutti: agli insegnanti agli studenti, alla scuola”, ha commentato ferma il Ministro. Si punta quindi ad una riforma sostanziale, e non sulla carta, che nel concreto significa stabilizzazione certa di una parte dei precari, revisione o abolizione delle graduatorie provinciali d’istituto (che “coprono” circa 400 mila persone), un nuovo concorso per l’accesso alle cattedre.

– Migliora il rapporto scuola pubblica/ scuola privata, sì a detassazione e finanziamenti privati.

Si trascende dall’idea di due istituzioni separate, la “cosa” pubblica contro la “cosa” privata. La scuola è una, e bisogna rispettare la libertà di scelta educativa, uno dei principi della nostra Costituzione, che non è mai stato garantito. “Il rapporto con le paritarie si risolve insieme senza pregiudizi ideologici, che pesano più dei soldi” ha detto la Giannini. Sicuramente, non vi saranno tagli ad altri comparti dell’istruzione per finanziare le spese. Si apre piuttosto all’ipotesi del finanziamento da parte dei privati nella scuola pubblica, su modello delle scuole americane, e a quella della detassazione delle iscrizioni. Questi aspetti, saranno curati nello specifico dal sottosegretario Gabriele Toccafondi. Sono previste modifiche ai programmi, che verranno integrati con più ore di storia dell’arte e musica,  per migliorare l’offerta formativa nell’ottica di una effettiva libertà di scelta; concentrandosi soprattutto sulle scuole medie inferiori “che hanno davvero bisogno di cura“. Infine, un canale più efficiente per lo sbocco al lavoro degli istituti professionali.

– Si investe sul merito.

“Faremo una proposta molto articolata e consistente per l’aggiornamento e la formazione degli insegnanti.” Questi saranno valutati in base al loro operato, nel merito, non più per anzianità. In caso di riscontro positivo, sono previsti aumenti di stipendio. In caso di riscontro negativo delle penalità. Riassumendo, l’idea è finanziare la formazione e poi valutarla al fine di “premiare chi fa, penalizzare chi non fa il suo dovere“.

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