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Riforma delle pensioni 2015: dibattito acceso su Quota 100, Quota 97, opzione donna e precoci, perché si ritardano le decisioni?

Il dibattito politico e sociale sulla riforma delle pensioni 2015 con una maggiore flessibilità in uscita mantiene al centro la questione delle quote e del pensionamento anticipato. Ovviamente ci sono molte resistenze rispetto ad una modifica della Legge Fornero che ha garantito notevoli risparmi al bilancio dello Stato. In questa fase si sono espressi in maniera preventivamente critica sia il presidente dell’Inps che i burocrati della Banca Centrale Europea presieduta dall’italiano Mario Draghi.

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La Quota 100 o quella 97 con le penalizzazioni, che permettono ai lavoratori di anticipare l’uscita dal lavoro verso il pensionamento nell’immediato comportano un costo a carico dell’erario ecco perché il Governo, in questo sostenuto dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, si orienta ad adottare misure di riforma più soft che non rischino di aumentare il nostro alto debito pubblico. La riforma con la Quota 100 o le pensioni flessibili potrà arrivare finanziandola con un contemporaneo risparmio realizzato attraverso tagli di spesa pubblica improduttiva. La scelta non sarà solamente di natura economica, ma avrà anche un carattere politico e sociale.

I temi più effervescenti di questo periodo sono i 41 anni di contributi senza limiti di età per consentire il pensionamento dei lavoratori precoci e il prepensionamento delle lavoratrici con l’estensione dell’opzione donna. Sia il presidente Boeri che il premier Matteo Renzi fanno comprendere il loro favore verso la proroga dell’opzione donna, favorendo l’uscita anticipata delle lavoratrici attraverso il prepensionamento interamente col sistema contributivo, perché si consentirebbe alle donne di anticipare prima l’uscita dal lavoro, ma lo Stato non avrebbe una maggiore spesa. Mentre la pensione anticipata per i precoci, la Quota 100 e le altre forme di pensionamento flessibile si valuta che abbiano un costo oneroso per lo Stato, ma sia le parti sociali che Cesare Damiano, esponente della minoranza del PD incalzano il Governo perché si faccia una scelta di coesione sociale. Certamente la soluzione economica è solo quella del sistema unicamente contributivo per tutti, ma in questo modo i lavoratori precoci già con 41 anni di contributi pper lasciare il lavoro in anticipo di 4-5 anni andrebbero a percepire una pensione decurtata di almeno il 20%.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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