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Riforma delle pensioni 2015 ultime novità: flessibilità, per Tito Boeri è centrale l’età anagrafica, delusi i lavoratori precoci

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è intervenuto, ad Assisi, in un incontro dedicato al tema della riforma delle pensioni, in uno dei confronti tenuti nel programma del Cortile di San Francesco. Dopo alcuni giorni di silenzio Boeri ha dichiarato: “In Italia c’è la tradizione di fare continue riforme e di creare ansie in chi si appresta a prendere la pensione, ma io credo che oggi ci siano le condizioni per fare veramente l’ultima riforma delle pensioni e rendere il patto tra le generazioni più equo con piccoli interventi su chi ha avuto trattamenti eccessivamente di favore e sulla sostenibilità del sistema“.  Ad avviso del professore bocciano se il Governo e il Parlamento vareranno questo aggiustamento della legge Fornero: “Il nostro sistema pensionistico sarà un sistema che sarà guardato come un esempio da tutto il mondo”.

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L’idea inizialmente proposta dal presidente dell’Inps di un passaggio unico per tutti i lavoratori al contributivo integrale con penalizzazioni sui trattamenti pensionistici che potevano arrivare tra il 15 e il 30% era eccessiva in termini di coesione e consenso sociale, così per primo il premier Renzi che deve tenere in considerazione le opinioni elettorali degli italiani non ha voluto, né potuto farla propria. Perciò Boeri stesso ha inteso più volte precisare la sua proposta che tiene conto di alcuni principi: Non scaricare il costo delle attuali pensioni sulle future generazioni, fare riferimento all’aspettativa di vita e non all’anzianità contributiva.

In questa maniera le modifiche da attuare dovrebbero riguardare l’età anagrafica e non quella contributiva, deludendo in maniera particolare le aspettative dei cosiddetti lavoratori precoci, cioè di quei soggetti che hanno cominciato a lavorare in giovanissima età e hanno potuto una notevole anzianità contributiva che intorno ai 60 anni di età arriva o supera i 40 anni e perciò reclamano la Quota 41, contenuta nella proposta Damiano-Baretta che appunto non prevede nessun limite anagrafico per andare in pensione avendo maturato 41 anni di contributi.

 

 

 

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