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Riforma delle pensioni 2015 ultime novità: pensione anticipata, allo studio part time agevolato, patti di solidarietà e opzione uomo e donna

Sul tema caldo della riforma delle pensioni fioccano diverse ipotesi che potrebbero permettere una maggiore flessibilità in uscita. Intanto fanno ben sperare le dichiarazioni del premier Matteo Renzi che durante la direzione del suo partito ha dichiarato: “Sulle pensioni condivido la linea di Padoan: i conti non si toccano. Ma se esiste la possibilità, e stiamo studiando il modo, per cui in cambio di un accordo si può consentire la flessibilità, è un gesto di buon senso”. Questa nuova disponibilità di Renzi nei confronti dell’ala sinistra del PD fa dire a Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera e da sempre sostenitore dell’introduzione della flessibilità in uscita: “L’apertura agevola il confronto su tutti i temi in agenda”.

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Il presidente del Consiglio ha anche sottolineato la necessità di trovare una soluzione che: “Consenta un piccolo aumento dei costi nell’immediato da recuperare successivamente”. In proposito i calcoli effettuati dalla Ragioneria e dall’Inps sono molto precisi e concordano nel prospettare un aumento di spesa per assegni pensionistici anticipati con una penalizzazione inferiore al 3%. Tuttavia decurtazioni eccessive invaliderebbero qualsiasi meccanismo di flessibilità. Per questo motivo i tecnici e gli esperti di previdenza stanno analizzando un ventaglio di possibilità: dal prestito previdenziale che permette di anticipare l’uscita restituendo la somma in piccole rate al raggiungimento del vero pensionamento, a una sorta di “opzione uomo” che risolva il problema degli esodati e di chi perde il lavoro, un nuovo regime Opzione Donna a partire dai 62 anni e 35 di contributi con una penalizzazione intorno al 10 %.

Un’altra soluzione per una particolare platea di lavoratori è quella degli accordi di solidarietà tra imprese e sindacati. Particolarmente significativa è la “solidarietà espansiva”, uno strumento che consentirebbe ai lavoratori prossimi alla pensione di accettare una forma di part time ed in cambio l’impresa dovrebbe assumere un altro lavoratore più giovane e continuare a versare i contributi del lavoratore pensionando, mentre lo Stato concederebbe alla stessa impresa un’agevolazione fiscale sui contributi. Si tratta di strumenti applicabili a situazioni specifiche che avrebbero costi limitati, ma risolverebbero molte ristrutturazioni aziendali permettendo alle aziende di evitare il licenziamento dei dipendenti ingrossando le fila degli esodati, soggetti già in età avanzata rimasti senza reddito e senza pensione.

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